martedì 31 dicembre 2013

lunedì 30 dicembre 2013

Dicembre 2013

26/11 - long a2a 0,8485 - 04/12 - flat 0,80
13/12 - short euro 1,3727 -  19/12 - 1,3675
22/12 - long euro 1,3691 - 27/12 -flat 1,3764 (non fatta)
30/12 - long a2a 0,8520

sabato 14 dicembre 2013

venerdì 29 novembre 2013

Novembre 2013

ts break: time frame 30 minuti; segnarsi max e minimi di giornata; short quando rompe al ribasso minimo 2 gg prima; long rompe al rialzo max 2 gg prima.

6/11 - long 1,3540 - 7/11 - flat 1,3361
12/11 - long 1,3451 - 14/11 - flat 1,3452 (non eseg)
20/11 - short 1,3465 - 20/11 - flat 1,3415 (non eseg)
22/11 - long 1,3486 - 22/11 - flat 1,3536 (non eseg)
26/11 - long a2a 0,8485

giovedì 31 ottobre 2013

Ottobre 2013

09/10 - short 1,3530 - 10/10 flat 1,3513
15/10 - short 1,3546 - 16/10 flat 1,3544
17/10 - long 1,3629 - 18/10 flat 1,3679
29/10 - short 1,3761 - 31/10 flat 1,3715

lunedì 30 settembre 2013

settembre 2013

02/09 - long euro 1.3223 - 03/09 - flat 1.3167
09/09 - long 1,3241 -10/09 - flat 1,3243

sabato 28 settembre 2013

fiscal compact

Quasi che fosse stata una notizia da giornale di provincia, tutta la grande stampa nazionale e va da sé anche la grande informazione televisiva, hanno bellamente trascurato il fatto che la Commissione europea abbia ricordato all’Italia che “a partire dal 2015 il trattato denominato Fiscal Compact entrerà in vigore e quindi da quell’anno e per i successivi  20 (venti!) anni l’Italia dovrà tagliare la spesa pubblica di 45 miliardi di euro ogni 12 mesi, in modo da riportare alla soglia del 60% il rapporto debito-pil”. Boom!
Ora, al momento attuale il governo dei sonnambuli guidato da Capitan Valium Enrico Letta non riesce a mettere a fuoco neppure il taglio di 4 miliardi di euro della spesa pubblica per cancellare l’IMU e altri 4 miliardi per bloccare l’aumento dell’IVA.
Qualcuno che abbia un minimo di lucidità è in grado di spiegare come potrà – il prossimo governo – tagliare di 10 volte tanto la spesa statale OGNI ANNO PER 20 ANNI?!
Vediamo come si potrebbe fare, ammesso e non concesso che un prossimo governo davvero intenderà provarci.
Ridurre di 900 miliardi di euro la spesa pubblica italiana di oggi (questo significa tagliare di 45 miliardi l’anno per 20 anni la spesa pubblica) significherebbe: dimezzare tutte le pensioni (ridurle del 50%) + licenziare almeno 2.000.000 di impiegati pubblici (un terzo nella scuola, un terzo nella sanità, un terzo tra polizia, carabinieri e Fiamme Gialle + i due terzi degli impiegati comunali e regionali) + cancellare ogni forma di assistenza sociale + ridurre di non meno del 40% tutti gli stipendi del settore pubblico.
Così, in 20 anni si ridurrebbe della metà di quei 900 miliardi di euro suddetti la spesa dello Stato.
E l’altra metà? L’altra metà va “drenata” dai risparmi dei cittadini in tasse sui patrimoni e più in generale su ogni avere, incluso il conto alla Posta da 1000 (mille) euro.
Non serve un fine economista per capire che tutto ciò porterebbe l’Italia a superare di botto la Grecia quanto a devastazione. E la devastazione è sorella della violenza e la violenza di massa si chiama guerra.
Il tutto inizierà tra esattamente tra un anno e cinque mesi a partire da ora.

giovedì 6 giugno 2013

Operatività giugno 2013

03/06 - short a2a 0,649 - 03/06 - flat a2a 0,65
04/06 - long eni 17,66 -  05/06 - flat 17,48

venerdì 31 maggio 2013

Operatività maggio 2013

02/05 - long enel 2,94 - 08/05 - flat enel 2,968
07/05 - long euro 1,3080 -10/05 - flat 1,2973
08/05 - long snam 3,832 - 09/05 - flat 3,666
12/05 - long euro 1,2986 - 15/05 - flat 1,2898
15/05 - long tit 0,641 - 17/05 - flat 0,656
28/05 - long eni 18,23- 28/05 - flat 18,39
29/05 - long tit 0,649 - 29/05 - flat 0,648
31/05 - short enel 2,944- 31/05 - flat 2,926

sabato 18 maggio 2013

Petrolio greggio

1. E' IN CORSO UN BRUTTO BRACCIO DI FERRO TRA I DIFENSORI DEI PETRODOLLARI E IL LORO ANTAGONISTI RUSSI E CINESI. LE NAVI DELLA FLOTTA DI MOSCA RIENTRANO NEL MEDITERRANEO PER LA PRIMA VOLTA DAI TEMPI DELLA GUERRA FREDDA. E PUTIN INCONTRA OBAMA - 2. IL GIRO DI BOA, NEL BRACCIO DI FERRO “PETRODOLLARI/ PETRO ALTRE VALUTE” SI VERIFICA IL 6 SETTEMBRE 2012, CIOÈ IL GIORNO IN CUI LA CINA HA ANNUNCIATO LA SUA INTENZIONE DI BYPASSARE IL DOLLARO PER LA COMPRAVENDITA MONDIALE DI PETROLIO E HA INIZIATO LA COMPRAVENDITA IN YUAN (NOTIZIA CHE NON HA AVUTO GRANDE RISALTO IN ITALIA) - 3. SE UNA CERTA PARTE DEL MONDO COMINCERÀ A BYPASSARE IL DOLLARO E ACQUISTERÀ IL PETROLIO IN ALTRE VALUTE, ALLORA TUTTO IL PESO DEL DEBITO USA E LA DIMINUITA STRUTTURA PRODUTTIVA CROLLERÀ SULLE TESTE DEL POPOLO AMERICANO -

Glauco Benigni per Dagospia
Ogni giorno mi affaccio alle diverse "finestre" grazie alle quali osservo l'Esterno, l'Altro da me, il Mondo, anzi The World. Da bravo microbo galattico, nei miei molti ruoli di elettore, consumatore, civile di Nazioni Alleate, blogger e soggetto fiscalizzato, mi "affaccio" alle molte schermate di Internet, ai molti canali digitali della tv, alle pagine dei giornali. E mi affaccio anche alla finestra della mia casa e alla porta. Guardo... e vedo l'impotenza dei Popoli ex Sovrani.

Vedo moltitudini che hanno cominciato a capire alcuni aspetti "esoterici" della Geopolitica globalizzata ma che pensano di poter ancora reagire con gli strumenti, arrugginiti e spuntati, delle loro tradizioni: partitelli, votazioni, Parlamenti, Costituzioni. Tutta roba bellissima, però local/nazionale e un po' datata.

Guardo e mi viene voglia di smaterializzarmi e ricompormi da un'Altra parte. Poi mi chiedo: ma c'è ancora un'Altra parte dove, in serenità, vivere, lavorare, allevare i figli, etc...? Negli ultimi tempi mi sembra di no!

Me lo dice, attraverso messaggi ormai subliminali, l'Agenda della Global Power Elite, l'Agenda del G 20, della WTO, del FMI, dei Paesi del Brics. Me lo dicono le molte notizie di enorme portata che giungono dalle "finestre" e - come le butterfly news - durano un giorno e poi scompaiono. Me lo dice il fatto che, dopo qualche tempo, la notizia rilevante che era scomparsa il giorno prima, seppellita dal brusio del Condomino locale e offuscata dal coro eccitato dei media locali... quella notizia ha generato delle mutazioni in sedi e territori, apparentemente remoti rispetto alla Fonte, ma che in realtà riguardano me, la mia famiglia, il mio conto in banca, la mia pensione, la mia salute.


Obama ha detto che ... , la Lagarde ha detto che ... , Draghi ha detto che ... , Putin ha risposto che ... , etc... Tutti personaggi che si muovono in un Teatro dove la rappresentazione, le battute, le azioni sembrano "lontane" o almeno vengono narrate come tali. Nethaniau ha detto che ... e vabbè; a Kabul non c'è soluzione ... e vabbè; le scie chimiche sono diventate un gran problema in Usa ... e vabbè; il prezzo del petrolio continua a salire , ricomincia la corsa all'oro , Cipro è "solo un esperimento" ... e vabbè.


Non c'è voglia di occuparsene seriamente, non c'è tempo, non ci sono le competenze ... c'è solo la "mischia" a centrocampo del Condominio Italia: Napolitano, Letta, Grillo, Berlusconi, Monti che si azzuffano, che si insultano ... e mi chiedo, come la maggior parte degli italiani ormai: "ma perchè"? "Ma sarà vero che non si rendono conto che siamo sul baratro"? "Ma saranno un po' strani"?
Poi... dopo qualche tempo, vedo annotare le nuove norme, provocate da quelle notizie, nella Gazzetta Ufficiale... Così. Semplicemente così. Perchè era "un'azione dovuta", inevitabile". Perchè era previsto dai Trattati Internazionali sottoscritti dalla Repubblica Italiana, perchè la Sovranità si è ridotta ad una Signora nevrotica che ha subito diversi elettroshock (da Ustica al fiscal compact), e sopravvive, sedata, a forza di talk show ansiolitici.

E mi rendo conto allora che la ventilata Apocalisse del 21.12.2012 , quella Apocalisse bifronte, che da un lato mostrava la Catastrofe e dall'altro la Rivelazione ... quell'Apocalisse è cominciata ed è in corso, eccome! Però non è stata registrata nel Diario della Coscienza Collettiva nel modo giusto.
Torniamo all'Agenda dei Potenti, quei Potenti che io identifico e individuo da tempo in 4 maggiori Caste Planetarie. Quattro Caste "rivisitate" rispetto alle definizioni del passato, ognuna delle quali, per il proprio valore e le proprie facoltà, fornisce le Visioni del Futuro: i Bramini (politici e religiosi), i Mercanti (finanza, banche e grande distribuzione), i Guerrieri (eserciti e servizi segreti) e gli Scriba (media e artisti).
Di cosa stanno discutendo gli altri rappresentanti delle 4 Caste ai piani alti, nei palazzi del Washington Consesus, nelle Borse di New York e Londra, negli incontri dei Bilderberg, al Cremlino e allo Zhongnanhai di Pechino?


In dettaglio non lo sapremo mai però credo di aver capito che all'Ordine del Secolo ci sono alcuni punti rilevanti, ognuno ovviamente gigantesco, ognuno aggrovigliatissimo, ognuno che rimanda a cambiamenti epocali.
A grandi blocchi, la lista appare essere questa: 1) il cambio della valuta di riferimento mondiale ; 2) un accordo transnazionale che stabilisca che le tasse si paghino in modo equivalente su ogni territorio del Pianeta; 3) un accordo che "equilibri" il costo dell'ora lavoro in ogni territorio; 4) la gestione della transizione dal modello di sviluppo basato sul petrolio ad altre fonti energetiche, e infine 5) la gestione della rivoluzione digitale e delle risorse dei Media... e pertanto (udite, udite!) il CpT o Costo per Mille , ovvero quanto devono pagare gli inserzionisti pubblicitari per raggiungere con un loro messaggio 1.000 potenziali consumatori.
In questa sede affronterò solo il primo punto. Quello che a detta di molti analisti è "il nodo gordiano, quello che, se si sciogliesse, allenterebbe tutti gli altri: la valuta di riferimento mondiale. E' di fatto l'unità di misura più importante in un mondo globalizzato che adora il Dio Denaro. La questione si pose già durante gli incontri del 1944 a Bretton Woods, laddove John Maynard Keynes sosteneva la nascita di una moneta intergovernativa, detta Bancor.
Purtroppo l'economista britannico non la spuntò contro il rappresentante del governo Usa, Harry Dexter White che, grazie al suo Piano, agganciò la maggior parte della moneta circolante al Dollaro Usa. Si consentiva in tal modo la nascita del Dollar Standard e della supremazia fondata, al dunque, sui capricci e sulle scelte del Paese Leader.
Le cose si erano già messe male per il Resto del Mondo, ma peggiorarono quando nel 1971 il Presidente Nixon, a Camp David, sospese la convertibilità Dollaro/Oro. Un'azione che generò una doppia causa/effetto: 1) i Dollari si potevano stampare ad libitum in quanto, a seguito dell'accordo del 1970 tra Kissinger e Re al Saud, il petrolio si poteva comprare solo in dollari. Ergo 2) il Dollaro era coperto (backed), non più dalle riserve auree, ma dal bisogno crescente di petrolio delle nazioni.

Nonostante negli anni (sin dal 1969), in casa Fondo Monetario Internazionale, si sia parlato di una Unità di Conto detta SDR, Special Drawing Rights che viene comunque usata , su scala mondiale per le questioni del trasporto aereo e marittimo, per computare i disastri provocati dalla gestione degli idrocarburi e altre sostanze pericolose e nocive, per la Posta universale e (molto indicativo) per il calcolo del roaming internazionale .
E nonostante l'ex Direttore del Fondo Monetario Internazionale, Dominique Strauss-Kahn (e la sua equipe), ancora nel 2010 sostenesse l'esigenza di inserire la valuta cinese, lo yuan, nel paniere di monete che formano attualmente l'SDR, ovvero Dollaro Usa, Euro, Lira Sterlina e Yen.
La valuta utile all'acquisto di fondamentali materie prime, tra cui l'orrendo petrolio, è/è stata il Dollaro USA. Ciò ha costretto le diverse Banche Centrali a "tenersi in pancia" trilioni e trilioni di dollari da utilizzare per gli approvvigionamenti e le emergenze. Tali trilioni, negli ultimi tempi, appaiono però sempre più solo "carta stampata", cambialoni firmati dalla FED, formalmente non incassabili a meno che non si metta in ginocchio l'intero Impero Usa. Ancora nel primo trimestre del 2012 la percentuale di detenzione di valuta estera da parte delle Banche centrali era: 62% Dollaro Usa e 25% Euro.
A più riprese, negli ultimi 10 anni, qualche "nazione canaglia", tra cui Iraq e Libia tentò di offrire petrolio in cambio, anche, di altre valute e ... abbiamo visto l'esito di tali tentativi.

Il (primo) vero giro di boa però avviene 5 anni fa, il 17 giugno del 2008. In questa data, alla 29esima riunione del Consiglio dei Ministri del Fondo OPEC per lo Sviluppo Internazionale, tenuta nella città iraniana di Isfahan, il presidente iraniano, Mahmoud Ahmadinejad, disse all'auditorio: "La caduta del valore del dollaro è uno dei problemi più grandi che oggi il mondo deve affrontare. I danni già provocati hanno colpito l'economia globale, in modo particolare i paesi esportatori di energia. [...] Quindi, ripeto il mio suggerimento iniziale, ossia che una combinazione delle più forti monete diventi la base per le transazioni del petrolio, o che i paesi membri (dell'OPEC) determinino una nuova moneta per le transazioni petrolifere."
Un mese dopo l'Iran apre su un isola del Golfo Persico, a Kish, la Borsa del Petrolio e comincia a offrire prodotti derivati dal petrolio pagabili in Euro, Rial iraniani e un paniere di altre valute ma... non in dollari. Tre anni dopo, a luglio 2011, comincia a offrire 600.000 barili di petrolio lanciando la sfida ai Mercati che hanno il monopolio in dollari Usa ( New York Mercantile Exchange e Intercontinental Exchange di Londra ).
Cina, India e Russia ( aderenti al patto detto "Shangai Cooperative Group") e altri paesi vedono l'operazione di buon occhio e assecondando il Governo di Teheran. Lo assecondano fino al punto di proteggerlo militarmente. E' di ieri una notizia: "È la prima volta dalla guerra fredda
che la marina militare russa rientra dal Pacifico al Mediterraneo. Per gli esperti è un passo finalizzato a controllare i movimenti occidentali in Medio Oriente."

Il comandante della Marina militare russa, l'ammiraglio Viktor Cirkov, non ha escluso che alla flottiglia, diretta (guarda caso) a Cipro, si aggiungano anche sottomarini nucleari, la cui presenza però non viene quasi mai annunciata ufficialmente, come succedeva ai tempi dell'Urss e come successe nel 1999, durante la guerra del Kosovo. Sarà per questo che 2 giorni fa Obama e Putin hanno deciso di incontrarsi al più presto a Mosca? Anticipando la data dell'incontro G 20 a Pietroburgo? Non sappiamo.

Un altro giro di boa, nel braccio di ferro "Petrodollari/ Petro altre valute" si verifica il 6 settembre 2012, cioè il giorno in cui la Cina ha annunciato la sua intenzione di bypassare il dollaro per la compravendita mondiale di petrolio e ha iniziato la compravendita in yuan. La notizia non ha avuto grande risalto in Italia , ma ...

Al riguardo, il pastore Lindsey Williams, ex ministro per le compagnie petrolifere globali, ha annunciato 5 giorni dopo: " E' l'avvenimento più importante nella storia del dollaro americano, fin dalla sua nascita ... qualcosa è successo che influenzerà la vostra vita, la vostra famiglia, il vostro tavolo da pranzo più di quanto possiate immaginare... la Cina ha detto: il nostro sistema bancario è pronto, tutti i nostri sistemi di comunicazione sono a vostra disposizione, tutti i sistemi di trasferimento sono pronti per partire e da giovedì 6 settembre ogni nazione del mondo che, d'ora in poi, vorrà comprare o vendere greggio lo potrà fare utilizzando la valuta cinese e non il dollaro americano"


La posizione cinese, sostenuta anche dai Russi, è dunque uno dei cambiamenti più significativi nel sistema economico e monetario globale. Le conseguenze di questa decisione possono essere enormi e potrebbe benissimo essere il catalizzatore che detronizzerà il dollaro come valuta di riserva globale e cambierà l'intero scenario di come il mondo acquisti e distribuisca energia.


Dal momento che la Cina non è una nazione produttrice di petrolio, la questione che la maggior parte delle persone si chiederà è: come potrà la potenza economica asiatica influenzare l'egemonia del petrodollaro? La risposta è : grazie ad un accordo commerciale che è stato firmato il 7 settembre tra la Cina e la Russia, in cui la Federazione russa ha accettato di vendere petrolio alla Cina in grandi quantità: quanto ne desiderano. Secondo Lindsey Williams "Il petrolio greggio è la valuta standard del mondo. Non lo yen, non la sterlina, non il dollaro. Viene scambiato più denaro in tutto il mondo con petrolio greggio che con qualsiasi altro prodotto".
Se una certa parte del mondo comincerà a bypassare il dollaro e acquisterà il petrolio in altre valute, allora tutto il peso del debito Usa e la diminuita struttura produttiva crollerà sulle teste del popolo americano. L'accordo tra la Russia e la Cina ha anche ramificazioni gravi per quanto riguarda l'Iran, la Siria e il resto del Medio Oriente.


Le sanzioni degli Stati Uniti contro l'Iran non avranno più un effetto certo perché le "nazioni canaglia" potranno semplicemente scegliere di vendere il proprio petrolio alla Cina, ricevere yuan in cambio, usare quella valuta per commercializzare le risorse necessarie di cui hanno bisogno, per sostenere le proprie economie e i loro eventuali programmi nucleari.
 
Il mondo è cambiato radicalmente 9 mesi fa, il 6 settembre 2012.Il processo di destabilizzazione della moneta imperiale è dunque in corso. Il prezzo di questa guerra però, perchè di guerra si tratta, lo stiamo pagando tutti e continueremo a pagarlo fin quando, nelle sedi adeguate, non si perverrà ad un accordo di Pace che costituirà la premessa di un Nuovo Ordine Mondiale, sì, ma sostenibile.

martedì 7 maggio 2013

Giulio Andreotti

Il 1972 fu un anno molto difficile per le relazioni dell’Italia con Gheddafi. Appena un anno e mezzo prima, nell’estate del 1970, il Colonnello aveva cacciato la comunità di 15 italiani residenti in Libia, e l’Eni, che aveva scoperto il più grosso giacimento di petrolio in Cirenaica, l’A-100, non aveva ancora ottenuto il permesso di cominciare le estrazioni. Il regime libico poneva grosse difficoltà. Gheddafi stava usando l’arma del petrolio per accrescere fama e capacità di influenza nel mondo, anche nazionalizzando le compagnie straniere in Libia.
In quell’anno, presidente del Consiglio era Giulio Andreotti. Per superare lo stallo, inviò un suo emissario, Roberto Jucci, allora colonnello dei servizi segreti. Jucci aveva contribuito l’anno precedente a sventare un colpo di stato contro Gheddafi bloccando una nave carica di armi in partenza per la Libia dal porto di Trieste, un colpo che alcuni ex generali di re Idris stavano preparando.
Tramite Jucci, Andreotti ottenne lo sblocco delle trattative sull’Eni, ma in cambio Gheddafi chiese un centinaio di carri armati, gli M113 prodotti dalla Oto Melara di La Spezia su licenza statunitense.
Avendo bisogno della autorizzazione americana alla vendita, il presidente del Consiglio avvisò gli Usa.
Innanzitutto fece credere loro che i sovietici erano ansiosi di offrire alla Libia unità militari paragonabili a quelle richieste all’Italia, basandosi su informazioni percepite dall’ambasciata italiana di Mosca durante il viaggio segreto che il numero due libico Jallud aveva compiuto in Unione Sovietica.
Poi fece intendere agli americani che per la produzione dei mezzi della Oto Melara ci sarebbero voluti diversi mesi, probabilmente più di un anno. L’iniziale diffidenza del Dipartimento di Stato Usa, che era generalmente contrario alla fornitura di armi alla Libia o all’approvazione di consegne effettuate da paesi terzi, preoccupato dalle probabili reazioni negative di Israele e del Congresso, andò progressivamente stemperandosi di fronte all’emergere di un’idea di scambio. Gli Usa erano favorevoli alla concessione del permesso in cambio della garanzia italiana all’acquisto dei missili Tow e Lance di propria fabbricazione.
Andreotti intuiva le preoccupazioni statunitensi riguardo ad una massiccia vendita di materiale militare ad un paese che, seppur non direttamente coinvolto nel conflitto arabo-israeliano, non risparmiava di manifestare il proprio oltranzismo nei riguardi di Israele. Ma percepiva anche le apprensioni americane riguardo alla possibilità che l’Eni potesse essere costretta ad accettare termini alquanto sfavorevoli nella trattativa con il governo libico e fu abile a giocarle a suo favore. In particolare l’accettazione di una partecipazione libica superiore al 50 per cento, con il pieno controllo da parte del governo libico sulla società, era vista dal Dipartimento di Stato come un precedente assai rischioso per le proprie compagnie.
Giocando con astuzia su questo interesse, a fine aprile, Andreotti mentì spudoratamente al governo statunitense dicendo che le pretese libiche non erano inferiori ad una quota partecipativa del 51 per cento. Allo stesso tempo il presidente del Consiglio, bypassando completamente Aldo Moro, allora ministro degli Esteri, faceva conoscere la disponibilità italiana all’acquisto di entrambi i tipi di missili statunitensi, nonostante – riferiva Andreotti – il parere negativo sulla spesa necessaria per i missili Tow del ministero della Difesa, in cambio dell’autorizzazione alla vendita dell’intero pacchetto richiesto dal governo libico.
Nel frattempo Jucci gestiva le richieste di Gheddafi. Il colonnello italiano, riferendo direttamente al presidente del Consiglio, scavalcò i normali canali diplomatici del ministero degli Esteri, suscitando contrasti con lo stesso Moro. In un appunto del Sid del maggio 1972 si rilevava che il ministro degli Esteri Moro, preso atto tardivamente che il colonnello Jucci aveva avuto incarico di rappresentare la Presidenza del Consiglio per definire gli accordi sulle forniture militari alla Libia, annotava, su un appunto a lui sottoposto sulla vicenda: «Tutto questo è stato fatto senza che ne sapessimo nulla».
Nell’ultimo paragrafo dell’appunto l’estensore concludeva sottolineando che «si intravede in tutta la questione una certa frizione fra presidente del Consiglio e ministro degli Esteri». Il contrasto tra i due sarebbe risultato evidente anche dal fatto che poche settimane più tardi, con la formazione del nuovo governo Andreotti, Moro avrebbe lasciato l’incarico e non avrebbe fatto parte del gabinetto ministeriale.
In realtà il governo italiano, contrariamente a quanto preventivato da Washington, fu in grado di fornire al governo libico i veicoli M-113 già nell’agosto seguente grazie a uno stratagemma di difficile previsione da parte degli americani: tali mezzi infatti, con una mossa spregiudicata, furono direttamente sottratti a reparti dell’esercito, riadattati e riverniciati dalla Oto Melara e poi spediti in Libia.
Su questo caso cominciò ad indagare nel 1984 il sostituto procuratore del tribunale di Roma Maria Cordova. Nella richiesta di rinvio a giudizio vi entrarono i nomi di Andreotti, Tanassi, ministro della Difesa, e una quarantina fra ammiragli e industriali. Per tutti l’accusa fu di violazione degli articoli 826 e 828 del codice civile relativo all’inalienabilità dei beni di proprietà dello Stato. Le richieste di rinvio a giudizio venivano però archiviate per effetto di un decreto ministeriale emanato nel 1986 che affermava chiaramente che «le vendite prendevano l’avvio da considerazioni di politica interna ed internazionale particolarmente pregnanti al momento».
L’Eni firmò con il governo libico un accordo con termini molto vantaggiosi nell’ottobre successivo sulla base della formula Mattei 50%-50%. Alla fine dei conti la soluzione trovata soddisfaceva tutti. Il governo italiano era felice di aver portato a termine la trattativa e di aver effettuato la fornitura nei tempi rapidi richiesti da Gheddafi, dando un grande slancio alle relazioni con Tripoli. I vertici militari italiani si dotavano di nuovi strumenti, come i missili statunitensi, e sostituivano i mezzi della Oto Melara con altri più recenti che sarebbero stati forniti di lì a poco. Gli industriali del settore sembravano aver trovato un nuovo e ricco mercato per le loro produzioni.
Andreotti, moderno Machiavelli, con molta spregiudicatezza e grazie al credito di cui godeva presso gli americani aveva ottenuto ciò che voleva.

martedì 30 aprile 2013

Operatività aprile 2013

02/04 - long €1,2858 - 05/04 - flat 1,2902
12/04 - short €1,3045 - 16/04 - long 1,3132
16/04 - long €1,3132 - 17/04 - flat 1,3182


venerdì 26 aprile 2013

DIARIO DI UN SACCHEGGIO: ECCO COSA VUOLE VERAMENTE DA NOI LA GERMANIA

Grazie ai benefici acquisiti con l’introduzione dell’euro, che annullando la normale fluttuazione dei tassi di cambio ha cancellato di colpo l’unico strumento di difesa delle economie deboli nei confronti di quella forte, la Germania ha di fatto stravolto gli equilibri politici-economici fino ad allora esistenti in Europa, diventando l’unico paese egemone in mezzo ad una serie di paesi cuscinetto o colonie. E ben consci di questo ruolo, i tedeschi non hanno più alcun imbarazzo e pudore a comportarsi come un paese di conquistatori ed invasori: in attesa di mettere le mani sugli ultimi pezzi pregiati aziendali e patrimoniali dell’Italia, la Germania si porta via le nostre migliori competenze tecniche disponibili, formate grazie ai sacrifici delle famiglie italiane e agli investimenti nel nostro sistema scolastico statale o privato.

Noi seminiamo e i tedeschi raccolgono i frutti. E c’è una ragione precisa che spinge i tedeschi alla ricerca disperata di nuova manodopera qualificata: mentre nell’eurozona continua ad aumentare il numero di persone in età da lavoro, in Germania invece diminuisce progressivamente. Come si può vedere nel grafico sotto, la forza lavoro della Germania fra i 15 e i 64 anni si è ridotta del 2% negli ultimi undici anni, al contrario della media dell’intera zona euro, dove è aumentata del 7%.



Questo potrebbe anche essere uno dei motivi che spiega i livelli record di bassa disoccupazione della Germania, rispetto alla crescita che si registra nell’eurozona, dove gli ultimi dati confermano la salita del tasso di disoccupazione fino al 12%. Da notare poi che i tedeschi non cercano manodopera generica, perché questa può essere reperita a buon mercato tra le folte schiere degli immigrati che arrivano dall’Est Europa, dalla Turchia o dall’Africa, ma persone molto istruite e specializzate, che in qualunque paese rappresentano il serbatoio principale da cui partire per costruire la futura classe imprenditoriale e dirigente: un paese senza quadri e competenze è un paese senza futuro. E questo la Germania pare saperlo bene, mentre l'Italia crede ancora che costringere i nostri migliori cervelli alla fuga e tenersi la feccia sia una mossa furba che ci concede onere e lustro in  tutto il mondo. Ripetiamo che mandare i nostri ragazzi in Germania a farsi le ossa e l’esperienza potrebbe essere un grande vantaggio per noi in un’ottica di lungo periodo (sperando che un giorno l’Italia riesca ad uscire dai pantani e una parte di questi ragazzi possa rientrare in patria con un notevole bagaglio di conoscenze e know how), ma in una fase di crisi come questa risulta solo l’ultimo affronto che i tedeschi hanno fatto al presunto spirito di cooperazione e collaborazione che “dovrebbe” animare questa strampalata unione monetaria. Invece di aiutare la ripresa delle aziende italiane, la Germania non solo ostacola tutti i piani di politica economica espansiva che potrebbero favorire la crescita, ma preferisce addirittura dare il colpo di grazia agli storici concorrenti privandoli della linfa vitale che assicura l’operosità, il rinnovamento, la creatività e il ricambio generazionale delle nostre aziende.

Quelli che ancora credono al sogno europeo, alla chimera degli Stati Uniti d’Europa che fino ad oggi è servita a confondere e depistare gli allocchi di turno, dovrebbero dare un’occhiata alla lunga lista di svendite di pezzi importanti della nostra industria nazionale che si è ampliata senza sosta in questi ultimi anni, per capire meglio la portata della catastrofe economica in cui ci siamo volontariamente impelagati. Nel nome del liberismo selvaggio e dell’apertura incondizionata ai “mercati”, di indirizzi cioè di politica economica più che mai discutibili e anacronistici che in misura così sconsiderata e scriteriata hanno contagiato soltanto i paesi dell’eurozona, mentre il resto del mondo si è guardato bene da seguire alla lettera i dettami di questa scellerata dottrina accademica-teologica (i cui dogmi, come abbiamo visto, sono basati perlopiù da manipolazioni e strumentalizzazioni dei dati reali) e ha adottato misure più o meno protezionistiche per difendere il proprio tessuto economico nazionale. Curiosa poi la circostanza che mentre i francesi hanno fatto incetta di tutto ciò che si poteva razzolare in Italia, dalla grande distribuzione all’energia, i tedeschi si sono limitati ad acquisire marchi di prestigio (come per esempio Ducati) dall’elevato grado di innovazione tecnologica, dalla diffusa riconoscibilità a livello internazionale e dalla spiccata tendenza a penetrare nei mercati esteri. Strategia questa che conferma ciò che abbiamo prima detto: la Germania si propone di diventare l’unico polo industriale sviluppato d’Europa, dedicato principalmente alle esportazioni, lasciando ai paesi della periferia il compito di produrre a buon prezzo la componentistica e i beni a basso o nullo contenuto tecnologico (le viti e i bulloni, per intenderci).

Ma c’è un altro aspetto inquietante di tutta la vicenda: la svendita a prezzi di realizzo del patrimonio demaniale dello stato. Mentre in Italia i progetti del ministro Grilli di svendere e privatizzare circa 15-20 miliardi di beni pubblici all’anno (comprese le partecipazioni in aziende come Eni, Enel, Finmeccanica), procedono piuttosto a rilento, in Grecia i programmi vanno avanti rapidamente, a causa delle scadenze di rimborso delle rate dei piani di salvataggio garantiti dalla trojka FMI, BCE, UE. In tutto sono in vendita in questo momento circa 70.000 lotti, che comprendono distese di coste incontaminate, porti turistici, bagni termali, stazioni sciistiche e intere isole. Persino le quote del monopolio statale sul gioco d’azzardo sono in vendita al migliore offerente. L’isola di Rodi che per un terzo è ancora di proprietà dello stato è già per gran parte all’asta e a questa frenetica vendita ad incanto partecipano un po’ tutti, dall’emiro del Quatar, agli immancabili oligarchi russi fino ai soliti tedeschi e francesi. Si tratta in pratica di un’espropriazione forzosa di un pezzo di storia dell’antica e millenaria civiltà greca, che aveva insegnato alle generazioni successive cosa siano la democrazia, l’etica, i pilastri su cui si regge un buon governo. Parole al vento, stuprate dall’ingordigia del denaro e dal meccanismo infernale del debito senza fine, che si perpetua nel tempo senza alcuna soluzione di continuità.

Ma se Rodi è in procinto di essere colonizzata senza armi dagli invasori stranieri, Corfù è già di fatto un resort della famiglia di banchieri internazionali dei Rothschild, che ambisce a mettere le mani anche sullo storico palazzo reale dell’isola. A proposito di palazzi, la Grecia ha anche messo in vendita il colossale palazzo del Ministero della Cultura ad Atene, il quartier generale della polizia, gli edifici che ospitano i ministeri della salute, dell’istruzione, della giustizia e persino l’ambasciata greca in Holland Park a Londra, alla modica cifra di 22 milioni di sterline. Una pessima idea quella di coprire un debito a breve e medio termine con la vendita di beni immobiliari, su cui successivamente si dovrà pagare un flusso costante di affitti ai privati. Lo stato si priva a prezzi di svendita di un asset di proprietà, che a parte la manutenzione periodica non comporta alcun costo, aprendo le casse a delle spese immediate che molto probabilmente causeranno la nascita di nuovo debito a breve e medio termine, che con il passare del tempo e l’alienazione di tutti i beni immobiliari e strumentali, sarà sempre più difficile da rimborsare. Una pazzia contabile e fiscale bella e buona, che però rappresenta uno dei principi fondanti di questa sciagurata e disgraziata eurozona: le privatizzazioni sono infatti un prerequisito essenziale per ricevere i fondi di salvataggio, senza i quali la Grecia dovrebbe immediatamente dichiarare default e uscire dalla zona euro. Un ricatto in pieno stile mafioso, tipico delle peggiori e più spietate organizzazioni criminali.

Tuttavia, la propaganda mediatica e il terrorismo psicologico che agisce a pieno regime in Grecia impedisce ai cittadini di capire che proprio l’uscita dall’euro potrebbe essere l’unica via d’uscita da questa tragedia nazionale, che ha trasformato un intero paese una volta democratico in un emporio a cielo aperto. E nonostante tutti sappiano che le privatizzazioni non riusciranno a risolvere i problemi strutturali della Grecia, si continua ad andare avanti verso il calvario, con i profittatori e gli speculatori di tutto il mondo pronti a fare affari sulle spalle di un popolo ormai stremato ed impotente. L’esempio della privatizzazione dell’acqua è lampante: dopo che il governo greco ha privatizzato la rete idrica, la qualità del servizio è scesa notevolmente ed è aumentato il prezzo di erogazione. E proprio sull’onda di questo fallimento annunciato, i sindacati e i lavoratori stanno attuando una strenua ed eroica resistenza per evitare che venga privatizzata la società ferroviaria pubblica Hellenic e la principale compagnia statale di produzione e distribuzione di energia elettrica, la Public Power Corporation. Probabilmente però le loro proteste rimarranno inascoltate, perché il governo di Samaras si muove ormai sul filo del rasoio e degli equilibrismi linguistici, puntando su uno stato permanente di emergenza e di paura.

Dall'inizio della crisi il debito pubblico è quasi raddoppiato raggiungendo la quota impressionante del 189% del PIL, e sconfessando bruscamente tutte le previsioni dei piani di austerità, che indicavano una progressiva discesa proprio a partire dal 2013. Negli ultimi tre anni sono stati persi posti di lavoro nel settore privato al ritmo di 1000 al giorno, e in cambio degli aiuti della trojka il governo Samaras si è impegnato a licenziare 15.000 dipendenti pubblici entro quest’anno: cosa che nella migliore delle ipotesi provocherà un ulteriore crollo dei consumi e delle entrate tributarie, vanificando in pratica la riduzione della spesa pubblica per stipendi. A causa di continui errori nelle stime degli incassi dalle vendite, il governo ha mancato l’obiettivo di privatizzare €3 miliardi di beni pubblici lo scorso anno e per assicurare la trojka ha alzato il tiro per i prossimi anni: €11 miliardi di privatizzazioni entro il 2016 e €50 miliardi complessivi entro il 2019. In buona sostanza si tratta della più grande vendita all’ingrosso di un intero paese mai avvenuta nella storia, la quale creerà un precedente che deve fare riflettere soprattutto noi italiani, che potremo essere i prossimi ad essere spogliati di tutto il nostro patrimonio pubblico, con il solito becero conformismo e l’indifferenza con cui abbiamo accolto in passato simili operazioni di rapina ed espropriazione: è una necessità che ci impongono i “mercati” per evitare di finire come la Grecia e tutti sanno che il nostro stato (cioè noi stessi) è spendaccione e inefficiente, mentre i privati sono bravi, belli e produttivi. E sulla scia di questa scemenza collettiva, al grido di “viva lo stato minimo!” perorato da PD, PDL e persino dal Movimento 5 Stelle (il quale si renderà responsabile di questo scempio, quando gli italiani si accorgeranno che tutto ciò, tutta questa crisi, tutta questa sofferenza, erano fortemente “volute” e non frutto dell’ignoranza e dell’incompetenza), le nazioni forti, prima fra tutte la Germania, non solo si accaparreranno nel silenzio più assoluto gran parte del nostro patrimonio artistico, storico, ambientale, ma stanno già attivandosi per portarsi via la nostra stessa migliore manodopera qualificata.

E senza mezzi termini, quando uno stato diventa povero di proprietà e beni pubblici e privo di competenze tecniche (e anche umanistiche, giuridiche, “politiche”), è destinato prima o dopo a diventare una colonia, una nazione satellite, un paese del Terzo Mondo . E questo non lo diciamo solo noi bloggers di frontiera o economisti isolati qua e la in mezzo allo sterminato deserto dei Tartari italiano, ma tutti i maggiori analisti economici e finanziari del mondo (basta farsi un giro sui siti e sui giornali americani, inglesi, giapponesi, australiani, per capire di cosa stiamo parlando), non ultimo lo stesso premio Nobel per l’economia americano Paul Krugman, che riferendosi proprio all’Italia e alla Spagna, aveva detto tempo fa: “Quello che è successo è che entrando nell’euro, la Spagna e l’Italia hanno ridotto loro stessi a paesi del Terzo Mondo, che prendono in prestito la moneta di qualcun’altro, con tutte le perdite di flessibilità che tale operazione comporta. In particolare, siccome i paesi dell’area euro non possono stampare moneta neanche in casi di emergenza, sono soggetti a interruzioni di finanziamenti, a differenza dei paesi che invece hanno mantenuto la propria moneta. Il risultato è quello che abbiamo tutti sotto gli occhi”.
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martedì 16 aprile 2013

Perché l’oro è crollato? E prima di Boston?

Maurizio Blondet 16 Aprile 2013
C’è una relazione fra la speculazione al ribasso sull’oro e il mega-attentato di Boston? Già molti hanno ricordato che anche prima dell’11 settembre 2001, esattamente quattro giorni prima, qualcuno – che sapeva – aveva speculato al ribasso (tramite derivati chiamati opzioni put) sulle azioni delle linee a cui appartenevano gli aerei che sarebbero poi stati «dirottati da terroristi», la United Airlines e l’Americam Airlines.  
tAnche qui, il crollo pilotato sull’oro è cominciato giorni prima: il 12 aprile (un venerdì, giorno strategicamente scelto) il mercato dei futures sull’oro apre con una vendita gigantesca e insolita di oro, pari a cento tonnellate. Ma ovviamente non si tratta di oro fisico, bensì di futures con scadenza a giugno. Ciò porta il prezzo a calare a 1540 dollari l’oncia, un livello cruciale. Secondo le voci, la vendita è avvenuta tramite il personale di Merrill Lynch, ma è solo l’inizio. Due ore dopo, qualcun altro (o lo stesso?) vende 300 tonnellate d’oro – dieci milioni di once. Si tratta di una manovra chiaramente concertata; la vendita equivale al 15% di un anno di estrazione del metallo, difficile da assorbire.

Sono due bombe finanziarie fatte scoppiare una dietro l’altra. Le bombe di Boston seguiranno la stessa procedura. In un caso e nell’altro, lo scopo è scatenare il panico.

Si noti ancora: si tratta solo di futures, di carta, non di oro vero. Negli stessi momenti, immediatamente i venditori di oro fisico vengono subissati da richieste di compratori, che intendono approfittare del ribasso per fare incetta di lingotti, sterline e rand sudafricani.

«Il dealer di monetato Bill Haynes ha comunicato che venerdì gli aspiranti compratori superavano i venditori 50 ad 1, e il prezzo spot sulle monete d’oro e d’argento è il più alto da decenni», scrive Paul Craig Roberts, già vice-segretario al Tesoro ai tempi di Ronald Reagan. L’oro vero rincara, mentre quello di carta crolla.

Qual è la differenza? È che nel mercato dei derivati, gli operatori speculano a debito. Si fanno prestare i fondi per il trading. Così, comprano e vendono contratti che valgono 100, depositando presso il broker un collaterale di 5, massimo 10. Gli speculatori camminano dunque sul filo del rasoio. Se il «sottostante» cade di prezzo, il broker esige da loro un «margine» superiore perché il rischio è maggiore; nei casi estremi, liquida tutte le posizioni sul conto dello speculatore, non solo l’oro ma le altre commodities.

Questo si chiama «margin calls», ossia la richiesta di cacciare più soldi – soldi che lo speculatore non ha. Siccome i contratti futures sono astronomici, mille o centomila volte il patrimonio reale dello speculatore (e delle banche che gli prestano), un collasso anche lieve può incenerire ricchezze e finanziarie titaniche. Dunque il «mercato» oscilla tra l’esaltazione (profitti moltiplicati) e la paura.

La paura dei margin calls ha creato gli «stop loss»: un software nella piattaforma elettronica su cui lo speculatore, che punta al rialzo (long) sull’oro, se il prezzo cala oltre un certo limite, vien fatto diventare short, ossia ribassista. Non è lo speculatore che decide, ma la macchina. Lo speculatore ha solo fissato il limite, la massima perdita che ritiene accettabile: esemplarmente, sotto i 1540 dollari l’oncia, vendi allo scoperto (short), oro che non hai ma che ti farai prestare, per poi ricomprarlo al prezzo più basso. Poi può andare a dormire, distrarsi o fare altro, e lasciare il computer a sorvegliare.

La discesa dell’oro sotto il limite ha dunque scatenato i computers. Automaticamente, è avvenuta una «cascata o valanga di ulteriori vendite» (così il venditore di oro fisico Sharps Pixley di Londra) «confermando quella che era inizialmente una menzogna». Quale menzogna?

Beh, per esempio da qualche giorno Goldman Sachs aveva «raccomandato ai suoi clienti di iniziare una posizione short sull’oro al Commodity Exchange», dato che il lungo rialzo era ormai stanco e non poteva reggere. E poi, non sapete che Cipro sta per mettere in vendita 400 tonnellate delle sue riserve auree per pagare i suoi debiti? Cipro smentisce immediatamente – mai le autorità hanno parlato di cedere l’oro – ma la menzogna funziona, in un mercato dove, abbiamo visto, gli speculatori speculano a credito, sono stra-indebitati e vivono di paura.

Craig Roberts è più preciso:


«La Federal Reserve ha cominciato il pesce d’aprile sull’oro facendo filtrare alle case di brokeraggio, la voce che gli hedge funds ed altri grossi investitori stavano per alleggerire le loro posizioni sull’oro, e dunque i clienti (dei brokers) avrebbero fatto meglio a uscire dal metallo prima di quelle vendite».

È un vero e proprio aggiotaggio uscito dalla Banca Centrale, di cui non sarebbe impossibile identificare gli individui che hanno messo in giro la voce, ma «siccome è politica del governo, gli individui non possono essere incriminati per agire secondo gli ordini superiori», dice Craig Roberts. Secondo lui – che ricordiamo lo è stato un insider, essendo stato viceministro al Tesoro americano – è stata la Fed, preoccupata «che il sostenuto e continuo rialzo sull’oro indicasse una perdita di fiducia verso il dollaro» (che la Fed sta stampando a perdifiato). «Per questo la Fed ha usato shorts “nudi” sul mercato cartaceo dell’oro per contrastare l’effetto sui prezzi dovuto alla domanda in crescita dell’oro fisico. Le vendite allo scoperto scatenano ordini di stop-loss che automaticamente inducono vendite anche di detentori di fisico, quando raggiungono i loro limiti di perdita».

Già, anche i detentori di oro fisico, assillati come abbiamo visto da richieste di compratori. Come mai? Perché, guarda caso – segnala Bill Downey, amministratore del sito Gold Trends – in quelle stesse ore che a New York qualcuno fa scoppiare le due bombe finanziarie «short», a Londra «tutto a un tratto la piattaforma londinese su cui si compra e si vende il metallo reale si blocca. Il sistema viene congelato».

Non vorrete mica che chi ha architettato il piano per ribassare l’oro-carta, vi consenta – a voi umani normali di accorrere sul mercato dell’oro autentico a fare incetta al prezzo di liquidazione di 1400 (a tanto è arrivato). Il sistema si blocca. Un guasto tecnico. A Londra. «Scusateci per la momentanea interruzione. Il servizio riprenderà appena possibile».

Bill Downey:


«Che significa? Che nessuno può accedere al mercato del fisico per comprare a quei prezzi e, allo stesso tempo, nessuno può nemmeno vendere o proteggere le proprie posizioni. Il sistema è congelato. Cosa possono fare i possessori del fisico? Intanto il mercato dei futures continua a scendere. E cosa succede allora? Che anche i physical market holders cominciano ad andare in panico. Come possono proteggersi se non possono nemmeno vendere? C’è solo una soluzione, specialmente durante un attacco di panico. Andare short anche tu e fare le domande dopo. O fare così, oppure aspettare sino a lunedì per farsi travolgere da potenti perdite se le margin calls fossero partite durante il weekend (ecco perché è stato scelto il venerdì per scatenare il ribasso, ndr). Senza tempo per pensare e con l’istinto di sopravvivenza che urlava, i possessori del fisico secondo me hanno in massa optato per l’idea di proteggersi. Sono entrati nel mercato dei futures pure loro … e shortando in pratica se stessi!».

Infatti, nota Pixley, il «timing per l’attacco è stato scelto per ottenere il massimo impatto, cominciando a New York che è il mercato più liquido, mentre altri mercati esteri – fra cui Londra – erano ancora aperti e dunque aperti alle conseguenze».

È possibile che la truffaldina operazione abbia avuto persino «troppo» successo. Come scrive Paolo Rebuffo su Rischio Calcolato:

«Poi è arrivato il week end e… Margin Call! A notte fonda per noi, sul mercato asiatico i broker hanno “chiamato” investitori e trader per i margini sui metalli preziosi e su tutto ciò che venerdì era crollato spingendo ancora più giù le quotazioni. poi ha aperto l’Europa e… Margin Call! Anche i broker europei hanno liquidato posizioni sui dossier derivati degli investitori, non solo su oro e argento ma anche su tutto il resto perché le perdite in apertura sui metalli spesso erano superiori al margine sui singoli contratti. E poi ha riaperto l’America e Margin Call al quadrato!

Broker in panico, centinaia di migliaia di conti con liquidità negativa già in apertura dei mercati, quindi c’è stata ed è ancora in atto una mega liquidazione forzata di TUTTO! Azioni, bond, derivati, commodities! E se non le banche centrali non ci mettono una pezza la valanga domani travolgerà le azioni di tutto il mondo, poi le obbligazioni, poi le valute».

A questo siamo. La Fed, che ha provocato il ribasso del metallo per sostenere il dollaro come moneta di riserva nonostante lo stampi a iosa, può aver innescato il detonatore di quell’«arma di distruzione di massa» che, secondo Warren Buffett, sono i derivati, che gravano sulle nostre teste come una nuvola pari a 50 volte il Pil mondiale. E magari anche le bombe di Boston entrano nel gioco, chissà.

È troppo presto per capire. Continuiamo a seguire gli eventi. 

 http://www.effedieffe.com/index.php?option=com_content&task=view&id=251179&Itemid=141

lunedì 15 aprile 2013

C'E' QUALCOSA NELL'ARIA CHE M'INQUIETA

Eppure, la cosa non mi persuade.

C'è qualcosa nell'aria che mi inquieta, nel senso che fa nascere in me il sospetto che stia per avverarsi qualcosa di eclatante, di assolutamente inaspettato. Sono troppi gli indizi che, letti con attenzione e con mente aperta, mi portano alla conclusione che ci sia un'attività sotterranea volta a sostenere un progetto di cui ancora mi sfuggono i particolari.
Mi riferisco alla moltitudine di piccoli atti posti in essere allo scopo di impedire a chiunque sia di detenere liquidità, sia di poter nascondere tale liquidità. Dalla tracciabilità del denaro, all'abolizione assoluta del segreto bancario, dallo smantellamento dei paradisi fiscali, all'obbligo di tutte le banche mondiali di rendere trasparenti i propri archivi.

Mi pare che si stia facendo di tutto, attraverso una serie di piccoli passi di cui i popoli non percepiscono la gravità, per raggiungere due obiettivi concreti: conoscere la disponibilità finanziaria di chiunque e fare in modo che tale disponibilità non possa uscire dal sistema bancario.

Io non credo che i motivi con i quali vengono giustificati questi provvedimenti abbiano davvero a che fare con la lotta all'evasione fiscale o alla criminalità. Si tratta, a mio parere, di pretesti volti a truffare una popolazione composta prevalentemente da rincoglioniti.

La ragione vera deve essere diversa, tanto grave da essere tenuta segreta. Provo, correndo il rischio di essere tacciato di complottismo, a formulare delle ipotesi. Come diceva qualcuno: a pensar male si fa peccato, ma...

1) Il sistema finanziario mondiale è al collasso. La probabilità che si arrivi al punto di rottura in modo repentino ed incontrollato è altissima. Occorre quindi cautelarsi per attutirne i devastanti effetti. Se per ipotesi, a seguito di qualche fallimento bancario o nazionale, si dovesse verificare una corsa agli sportelli, l'intero sistema salterebbe. Ecco quindi la necessità di poter controllare l'intera massa monetaria e, nel caso, sottrarne la disponibilità ai legittimi proprietari.

2) La massa dei debiti, a livello mondiale, è tale da essere praticamente inestinguibile. La sua inevitabile crescita raggiungerà il punto in cui bloccherà la crescita economica, ed innescherà una recessione a 2 cifre. Non esiste alcun modo per evitare questa evenienza se non il rapido e repentino abbattimento di questa massa di debiti. Che lo si faccia con l'emissione di nuova moneta, e quindi inflazionando quella esistente, oppure con una super patrimoniale che tagli del 50% tutti i depositi e gli asset finanziari, non cambia la necessità di avere il controllo totale di tutta la massa monetaria.

3) La tecnologia, l'aumento del costo dell'energia, la scarsità delle risorse, produrranno un aumento continuo del tasso di disoccupazione. Nessuno sa come uscirne, mentre tutti sanno che questo provocherà forti tensioni sociali che potrebbero degenerare in vere e proprie rivolte. L'abolizione del contante serve ad avere un maggiore controllo sugli individui, e quindi ad agevolare la sottomissione di grandi masse di diseredati.

4) Gli stati, per garantire la remunerazione ai detentori del debito pubblico, disporranno di sempre minori risorse da destinare al walfare, con la conseguenza dell'acuirsi delle diseguaglianze e dell'esasperazione delle masse che, ad un certo punto, potrebbero rivoltarsi ed abbattere in modo cruento il sistema di potere attuale.

5) La plutocrazia giudo massonica raggiunge l'obiettivo che si era prefissata 2 secoli fa. Con l'abolizione del denaro contante ogni transazione deve necessariamente passare attraverso le banche, le quali trarranno un profitto più o meno grande da ogni nostra spesa. Con la conseguenza che quotidianamente il sistema bancario sottrarrà all'intero pianeta una parte della sua ricchezza, e lo farà sostenendo costi minimi, dato che tutto potrà essere gestito da pochi elaboratori elettronici. Con le enormi ricchezze di cui disporrà, questa demoniaca plutocrazia sarà in grado di controllare qualunque governo e tutta l'informazione planetaria. Si instaurerà, in pratica, la peggiore delle tirannidi, tanto più subdola in quanto pochi ne percepiranno l'esistenza.

Naturalmente spero che le mie ipotesi siano solo il frutto della mia fantasia, e che l'abolizione del contante sia solo il frutto della stupidità dei nostri governanti.

Speriamo bene.

Giorgiofra http://www.cobraf.com

domenica 7 aprile 2013

SE ESCI DALL’EURO TI POSSONO FAR SALTARE LE BANCHE

La Germania non vuole assolutamente che usciamo dall'Euro e così la "Troika" (BCE, UE, FMI) e anche le grandi istituzioni finanziarie e banche di Londra e New York, la cosiddetta grande finanza, quella che adora Mario Monti e Mario Draghi e ora sta puntando le sue fiches su Matteo Renzi.

Sai perchè ? Perchè, come spiegato nel post sotto, SE L'ITALIA ESCE DALL'EURO DEVE PER FORZA ELIMINARE I BTP dal mercato. E loro odiano proprio una cosa del genere.

Quello che Borghi e Bagnai sottovalutano è che, se esci dall'Euro, devi anche simultaneamente far creare alla Banca d'Italia centinaia di miliardi per assorbire tutti i BTP in asta e anche quelli che vengano liquidati sul mercato secondario e poi le obbligazioni bancari che vengano liquidate dagli investitori (e poi anche rimpiazzare i finanziamenti della BCE con finanziamenti della Banca d'Italia).

Altrimenti ti ritrovi, come nel 1992-1997, a pagare più del 20% delle tasse o della spesa pubblica solo per gli interessi sul debito pubblico, vedi grafici sotto. Se esci dall'Euro devi quindi assorbire tu Italia, con lire o euro-lire create a costo zero da Banca d'Italia, su una scala colossale tutto il debito italiano bancario e di titoli governativi che il "mercato finanziario" si metta a liquidare. In questo modo benefici veramente dell'uscita dall'Euro, perchè schiacci i costi del debito pubblico sotto l'inflazione dopo 30 anni che invece questo, pur essendo "risk free" paga sempre più dell'inflazione e quindi cresce su stesso mangiandosi sempre più del reddito.

Ma facendo così devi eliminare in pratica il più lucroso mercato di titoli a reddito fisso che ESISTA OGGI SUL PIANETA TERRA. E alle grandi istituzioni finanziarie e banche questo non piace, anzi francamente odiano una cosa del genere.

Oggi come oggi, per chi non lo sapesse, l'Italia è il mercato del reddito fisso al mondo più grande che esista che paghi dei bei 4-5% quando tutti gli altri pagano dei 1% o 1.7% (tra i paesi industrializzati). Nel mondo della grande finanzia amano l'Italia per questo! E odiano invece che una simile bazza possa scomparire solo perchè l'economia italiana alrimenti soffoca.

Per cui faranno di tutto per impedirtelo. E sai come ? tramite le banche, Cipro è servito farlo capire, è stato "un avvertimento".

Ora, la Germania, la "Troika" (BCE, UE, FMI) e le grandi istituzioni finanziarie e banche di Londra e New York finora non hanno lasciato uscire dall'Euro nemmeno la Grecia persino Cipro. Hanno dimostrato di essere disposti a tutto per impedirlo. Quando in Grecia Papandreu propose un referendum (e sui salvataggi, neanche sull'euro) gli spararono addosso da tutte le parti e dopo soli due giorni se lo rimangiò, Sarkozy dichiarò che era un bene perchè avrebbe "innervosito i mercati...". Qui a Cipro piuttosto che farlo uscire dall'Euro hanno attaccato i depositi bancari (1) creando un precedente e ora hanno messo così a rischio le banche di Portogallo, Spagna e Italia. E non è stato un caso, i due pezzi grossi della UE hanno insistito che si può confiscare parte dei depositi, ieri Ollin Rehn ha ripetuto

"...i depositi bancari oltre una certa cifra nella UE possono dover contribuire al costo del fallimento della banca, secondo la nuova legislazione bancaria della UE..."

Lo hanno fatto apposta, perchè ora Portogallo, Spagna e Italia sono vulnerabili in qualunque momento ad una fuga dei depositi appena una loro banca vada sotto, stanno inficiando la fiducia della gente, ma ovviamente giocando anche con le smentite e le rassicurazioni per tenere il gioco dentro i limiti per ora.

Allora. Bisogna ricordare che le banche di Portogallo, Spagna e Italia, che sono state indotte dal 2011 a comprare centinaia di miliardi di titoli di stato dei rispettivi paesi, per "sostenere il debito pubblico". Ma in questo modo poi hanno aumentato la loro vulnerabilità e si reggono ora molto di più di prima solo grazie al massiccio sostegno della BCE. Ma questo sostegno può essere tolto in un attimo, basta che la BCE si rimangi la promessi di "fare tutto il necessario" per sostenere i BTP del 2 agosto, che termini l'LTRO o sospenda l'ELA...

Quando parli di uscita dall'Euro devi pensare cosa succede alle banche italiane, sono il nostro tallone d'Achille, la cosa su cui possono fare leva per farti saltare. Hanno creato il precedente di Cipro per farti capire che non puoi uscire, che possono farti saltare le banche, do you understand ? verstest du ? est ce tu a compris ?

  www.cobraf.com

8.04.2013

venerdì 29 marzo 2013

Operatività marzo 2013

Sistema multiday
segnali  postati in anticipo.
profit a 1% o 2% o 3% da entrata
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MINI EURO FX (1250€)
27/02 - long 1,3132- 01/03 - short 1,3039
01/03 - short 1,3039 - 01/03 - flat 1,3020
05/03 - long 1,3045 - 05/03 - short 1,3019
05/03 - short 1,3019 - 07/03 - flat 1,3000
12/03 - long 1,3069 - 13/03 - short 1,3075
13/03 - short 1,3075 - 14/03 - flat 1,3063
15/03 - long 1,3038- 15/03 - flat 1,3054
19/03 - short 1,2868 - 20/03 - long 1,2968
20/03 - long 1,2968 - 22/03 - flat 1,2994
----------------------------------------------------- 
MINI NASDAQ100-(1700€)
04/03 - short 2734 - 04/02 - flat 2753,5
06/03 - short 2790,75 -  08/02 - long 2806
08/02 - long 2806 - 11/03 - short 2795,25
11/03 - short 2795,25 - 11/03 - long 2810
11/03 - long 2810 - 12/03 - short 2789
12/03 - short 2789 - 14/03 - flat 2798
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MINI DOW ($5)-(2150€)
04/03 - short 14.020 - 04/03 - flat 14095
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MINI S&ampPoor500-(2950€)
04/03 -short 1511,25 - 04/02 -flat 1521
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giovedì 28 febbraio 2013

Operatività belluscone mese febbraio

Sistema multiday
segnali  postati dopo ore 19 da eseguire alle ore 22,00
profit a 1% o 2% o 3% da entrata
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MINI EURO FX (1250€)
04/02 - short 1,3517 -05/02 - stop 1,3516
12/02 - long 1,3454 - 13/02 - stop 1,3455
14/02 - short 1,3361 -19/02 - long 1,3392
19/02 - long 1,3392 - 20/02 - flat 1,3392
27/02 - long 1,3132- 01/03 - short 1,3039
------------------------------------------------------
E MICRO GOLD (600€)
31/01 short 1665,4 - 01/02 flat 1665,7
------------------------------------------------------
MINI NASDAQ100-(1700€)
31/01 - short 2727,4 - 01/02 - long  2758
01/02 - long 2758 - 04/02 - short 2710
04/02 - short 2710 - 08/02 - long 2772 
08/02 - long 2772 - 12/02 short 2760,8 
12/02 - short 2760,8-19/02 - flat 2767
19/02 - long 2782 - 20/02 - flat 2770
------------------------------------------------------
MINI DOW ($5)-(2150€)
31/01 - short 13.815 -01/02 - long 13.944
01/02 - long 13.944 - 04/02 - short 13.825
04/02 - short 13.825 - 07/02 - flat 13.825
12/02 - long 13971-20/02 - flat 13.972

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MINI S&ampPoor500-(2950€)
04/02 - short 1491,5 - 08/02 - long 1513,5
08/02 - long 1513,5 - 19/02 - flat 1516,5

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IL PUNTO GIORNO 27/02
euro ----

nsdq---.
dow----
s.and.poors----

gold----



giovedì 31 gennaio 2013

Operatività belluscone mese gennaio 2013

Sistema multiday
segnali  postati dopo ore 19 da eseguire alle ore 22,00
profit a 1% o 2% o 3% da entrata

FTSE MINI  operatività sconsigliata. ho segnato a scopo didattico.
28/12 -  short 16.305 -02/01 -  long 16920
02/01 -  long 16.920 - 10/01 - flat 17.445
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MINI EURO FX (1250€)
07/11 - long 1,3122 - short  1,3070
09/01 - short 1,3070 -10/01 -  flat 1,3200
15/01 - short 1,3319 -17/01 - long 1,3378
17/01 - long 1,3378 - 25/01 - flat 1,3468
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E MICRO GOLD in prova non in tempo reale-(600€)
03/01 - short 1665 - 04/01 flat 1632
23/01 - short 1685,4 - 24/01 flat 1669
29/01 - long 1662 - 30/01 flat 1678 
31/01 short 1665,4
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MINI NASDAQ100-(1700€)
31/12 - long 2656 - 03/01 - flat 2736
04/01 - short 2718,25- 09/01- long 2722,5
09/01 - long 2722,5 - 10/01 - flat 2743
14/01 - short 2730,2 - 17/01 - long 2741,5
17/01 - long 2741,5 - 24/01 - short 2717,6
24/01 - short 2717,6- 29/01 - long 2738,8
29/01 - long 2738,8- 31/01 - short 2727,4
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MINI DOW ($5)-(2150€)
02/01 - long 13.338 - 07/01 - flat 13.338
08/01 - short 13.267 - 09/01 -long 13.328
09/01 - long 13.328- 10/01 - flat 13.329
31/01 - short 13.815 
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MINI S&P500-(2950€)
31/12 - long 1422 - 03/01 - flat 1453
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IL PUNTO GIORNO 31/01
euro ----
nsdq----short ore 22 sott 2730,6
dow-----short ore 22 sotto 13823
s.and.poors----short 1493,75

gold----short 1662,4

giovedì 24 gennaio 2013

L’ IMU ERA PER MONTEPASCHI

Riassumendo MontePaschi a dicembre scorso ha ricevuto 23 miliardi dalla BCE con l'LTRO all'1%, con cui ha comprato BTP che in media le pagano un 5% e su cui guadagna quindi un miliardo circa come differenziale di interesse. Nonostante questo regalo ora riceve dallo stato altri 3.9 miliardi, ma su questi pagherà un 10% circa, quindi 10 volte di più di quello che potrebbe pagare se emettesse debito a breve che oggi per le banche italiane è sotto 1%.

Mps: Viola, 'cedola annua Monti bond al 9%, +0,5% ogni due anni'
(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Roma, 23 gen - "La banca sui Monti bond paga un interesse annuo del 9% che si incrementa dello 0,5% ogni due anni". Lo ha detto l'amministratore delegato di Banca Mps, Fabrizio Viola, intervistato da Sky Tg24, spiegando che "la banca e' impegnata al rimborso fino all'ultimo euro di questo prestito su un orizzonte temporale a medio termine. Per lo Stato si tratta di un investimento finanziario e non di una spesa, un investimento finanziario che ha un buon rendimento, superiore a quello che e' il costo medio che lo Stato paga per il suo debito pubblico". (1)

non è un errore di stampa o di agenzia... se pagano un 9-10% su 3.9 miliardi di Monti Bond come razzo fanno a chiudere un bilancio non in perdita nei prossimi anni ? Ovvio che vanno sotto e infatti "si ragiona su un aumento di capitale da 1 miliardo (2) , che finirà per ridurre definitivamente al ruolo di comprimario la Fondazione Mps, oggi ancora azionista di riferimento con il 36 per cento.

Viola ha anche chiarito l'utilizzo dei cosiddetti Monti-bond: "Sono delle obbligazioni emesse dalla banca - ha spiegato - e sottoscritte dallo Stato, che per le loro caratteristiche sono equiparati al capitale...". Sicuro, non esiste oggi un solo bonds nemmeno nell'Africa nera che paghi un 9%, questo è un altro aumento di capitale mascherato che però costerà così caro da necessitare un aumento di capitale a scapito degli azionisti

A proposito Monti questi 3.9 miliardi da dare a MontePaschi li ha presi con l'IMU, in pratica. In TV Monti ha dichiarato che "l'IMU è necessaria ...perchè le case consumano risorse pubbliche" tipo illuminazione pubblica, asfaltare strade...cioè se tu ti compri una casa costi allo stato (anche se paghi già tasse per acqua, luce, gas, spazzatura...). Balle ovviamente, gli servivano alcuni miliardi per evitare di nazionalizzare MontePaschi. Ma gli italiani sono dei masochisti e tra un mese rimandano Monti al governo

"Mps: Viola (Ad), Consob e Bankitalia non informate su derivati" (3) cioè hanno falsificato i conti per nasconderli alle autorità. Peccato che il magistrato Ingroia sia ora impegnato con le elezioni, se era ancora in magistratura poteva incriminare tutti al MPS a partire dall'avvocato calabrese Mussari (perchè dicono sempre che MPS è un istituzione "tutta senese" ? la comandava un calabrese che rispondeva al pugliese D'Alema e all'emiliano Bersani)

Leggi anche il pezzo di Fabio Bolognini qui su MPS (4) che illustra le sfacciate balle raccontate per due anni dai suoi capi

Giovanni Zibordi
www.cobraf.com
24.01.2013

1) http://finanza-mercati.ilsole24ore.com/azioni/pagine/dettaglioazioninotiziepull/dettaglioazioninotiziepull.php?QUOTE=%21BMPS.MI&PNAC=nRC_23.01.2013_18.53_487
2) http://www.lorenzonipartners.com/index.php/138-l-europa-da-l-ok-ai-monti-bond-e-mette-sotto-esame-il-piano-mps
3) http://www.agi.it/in-primo-piano/notizie/201301231937-ipp-rt10378-mps_viola_ad_consob_e_bankitalia_non_informate_su_derivati
4) http://www.linkerblog.biz/2013/01/23/monte-paschi-bugie-con-le-gambe-corte/

lunedì 21 gennaio 2013

Italia BOT E BTP NON SONO PIU’ GARANTITI

Ebbene, eccovi un’interessante notizia. Da quest’anno, come stabilito nel trattato che istituisce il fondo salva stati (ESM), tutti i paesi europei sono obbligati ad applicare le Clausole di Azione Collettiva (CAC) sui propri titoli di debito pubblico di nuova emissione. Leggete qui il comunicato del ministero del'economia e delle finanze. Cosa sono le CAC? Esse sono postille (vere e proprie clausole vessatorie) previste sui nuovi titoli di stato di durata superiore a 12 mesi, emessi da ogni paese europeo aderente all’ESM ( leggi qui il trattato), con la prima cedola scadente a partire dalla data del 1 gennaio 2013.

Le CAC regolano la possibilità, per uno stato che versa in una condizione di crisi del debito sovrano, di ricontrattare interessi, scadenze e di proporre agli investitori lo scambio con obbligazioni di diversa tipologia. Gli accordi europei prevedono espressamente che l’emissione di titoli di debito pubblico con le CAC non deve superare il 45% del totale emesso in un anno ( leggi qui le linee guida del dipartimento del tesoro, sulla gestionde del debito pubblico del 2013).

In pratica, grazie al trattato che istituisce il fondo salva stati (a cui anche l’Italia ha aderito), BOT e BTP non saranno più garantiti dallo stato. Ogni paese europeo, infatti, potrà legittimamente rinegoziare la propria esposizione debitoria con gli investitori, facendo saltare all’aria gli accordi originari divenuti per esso insostenibili (un po’ come già accade in Italia con la previdenza sociale; passano gli anni e lo stato modifica continuamente le condizioni per andare in pensione, facendo subire un danno al contribuente il quale vede sempre di più allontanarsi il giorno in cui poter accedere alla pensione e sempre più diminuire la sua entità).
Il limite di emissione del 45% è sicuramente una tutela affinché la maggior parte dei titoli di debito pubblico di nuova emissione resti garantito così come lo sono sempre stati. Ma io non ci conterei troppo; quanto tempo passerà affinché tale limite venga modificato e aumentato, fino ad avvicinarsi al 100%? Che grado di affidabilità avrebbero questi titoli nei confronti degli investitori, di cui lo stato emittente può cambiare le condizioni iniziali di sottoscrizione, quando e come più conviene ad esso? Certo, il rendimento di questa nuova tipologia di titoli pubblici sarebbe più alto rispetto a quelli tradizionali, proprio perché in essi sarebbe insito il rischio di ricontrattazione in negativo da parte dello stato, in caso di  default. Ma se ciò è espressamente previsto in queste CAC le quali, per legge, possono essere aggiunte ai titoli di debito pubblico di nuova emissione, allora questo trattato sfaterebbe il secolare mito, secondo il quale investire in titoli di stato sarebbe un investimento sicuro. In definitiva, dal 2013 il fallimento di uno stato è previsto per legge.
Noi, umili blogger studiosi dei fenomeni economici, sono anni che mettiamo in allerta le famiglie risparmiatrici circa il fatto che i titoli pubblici non sono sicuri come ci hanno sempre insegnato, che gli stati come l’Italia sono a rischio di fallimento. Ci è stato sempre replicato (soprattutto dagli economisti, quelli sapientoni) che un soggetto statale è un’entità troppo grande per fallire e non garantire il proprio debito. Ma allora, se così fosse, perché prendere l’iniziativa di adottare queste clausole che, di fatto, pongono gli stati in una posizione privilegiata rispetto all’investitore, in caso di rischio? A quale rischio lo stato si cautelerebbe, grazie all’adozione di queste clausole, se non a quello di finire con le gambe all’aria?
Visto che la legge è la legge, da oggi è certo, lo possiamo dire tutti (anche quegli economisti sapientoni) che i titoli di debito pubblico non sono titoli da investimento sicuro e che uno stato può fallire. Adesso lo dice anche la legge!
Pasquale Marinelli
 

 Link: http://www.pasqualemarinelli.com/index.php?subaction=showcomments&id=1358773206&archive=&start_from=&ucat=3&include_id=101

Monti is not the right man to lead Italy

1. IL BOLLETTINO DEI POTERI FORTI ANGLO-AMERICANI “FINANCIAL TIMES” METTE NELLA BARA DELL’”UNFIT TO LEAD” SUDARIO MONTI: “NON È L’UOMO GIUSTO PER GUIDARE L’ITALIA”
2. “HA DETTO DI AVER SALVATO L'ITALIA DAL BARATRO, O MEGLIO DA SILVIO BERLUSCONI, IL SUO PREDECESSORE. UN CALO DEI RENDIMENTI OBBLIGAZIONARI GLI HA FATTO GIOCO PER SOSTENERE QUESTA TESI, MA LA MAGGIOR PARTE ITALIANI SANNO CHE LO DEVONO AD UN ALTRO MARIO: DRAGHI, IL PRESIDENTE DELLA BANCA CENTRALE EUROPEA”
3. “CON UNA COALIZIONE DI CENTRO-SINISTRA BERSANI-MONTI NESSUNO AVREBBE IL POTERE DI ATTUARE UNA POLITICA DETERMINATA. OGNUNO AVREBBE IL DIRITTO DI VETO”
4. “SE COSÌ FOSSE, L'ITALIA CONTINUERÀ A FINGERE DI AVER SCELTO DI RIMANERE NELL'EURO, MA SENZA CREARE LE CONDIZIONI PER RENDERNE L'ADESIONE SOSTENIBILE”