martedì 30 aprile 2013

Operatività aprile 2013

02/04 - long €1,2858 - 05/04 - flat 1,2902
12/04 - short €1,3045 - 16/04 - long 1,3132
16/04 - long €1,3132 - 17/04 - flat 1,3182


venerdì 26 aprile 2013

DIARIO DI UN SACCHEGGIO: ECCO COSA VUOLE VERAMENTE DA NOI LA GERMANIA

Grazie ai benefici acquisiti con l’introduzione dell’euro, che annullando la normale fluttuazione dei tassi di cambio ha cancellato di colpo l’unico strumento di difesa delle economie deboli nei confronti di quella forte, la Germania ha di fatto stravolto gli equilibri politici-economici fino ad allora esistenti in Europa, diventando l’unico paese egemone in mezzo ad una serie di paesi cuscinetto o colonie. E ben consci di questo ruolo, i tedeschi non hanno più alcun imbarazzo e pudore a comportarsi come un paese di conquistatori ed invasori: in attesa di mettere le mani sugli ultimi pezzi pregiati aziendali e patrimoniali dell’Italia, la Germania si porta via le nostre migliori competenze tecniche disponibili, formate grazie ai sacrifici delle famiglie italiane e agli investimenti nel nostro sistema scolastico statale o privato.

Noi seminiamo e i tedeschi raccolgono i frutti. E c’è una ragione precisa che spinge i tedeschi alla ricerca disperata di nuova manodopera qualificata: mentre nell’eurozona continua ad aumentare il numero di persone in età da lavoro, in Germania invece diminuisce progressivamente. Come si può vedere nel grafico sotto, la forza lavoro della Germania fra i 15 e i 64 anni si è ridotta del 2% negli ultimi undici anni, al contrario della media dell’intera zona euro, dove è aumentata del 7%.



Questo potrebbe anche essere uno dei motivi che spiega i livelli record di bassa disoccupazione della Germania, rispetto alla crescita che si registra nell’eurozona, dove gli ultimi dati confermano la salita del tasso di disoccupazione fino al 12%. Da notare poi che i tedeschi non cercano manodopera generica, perché questa può essere reperita a buon mercato tra le folte schiere degli immigrati che arrivano dall’Est Europa, dalla Turchia o dall’Africa, ma persone molto istruite e specializzate, che in qualunque paese rappresentano il serbatoio principale da cui partire per costruire la futura classe imprenditoriale e dirigente: un paese senza quadri e competenze è un paese senza futuro. E questo la Germania pare saperlo bene, mentre l'Italia crede ancora che costringere i nostri migliori cervelli alla fuga e tenersi la feccia sia una mossa furba che ci concede onere e lustro in  tutto il mondo. Ripetiamo che mandare i nostri ragazzi in Germania a farsi le ossa e l’esperienza potrebbe essere un grande vantaggio per noi in un’ottica di lungo periodo (sperando che un giorno l’Italia riesca ad uscire dai pantani e una parte di questi ragazzi possa rientrare in patria con un notevole bagaglio di conoscenze e know how), ma in una fase di crisi come questa risulta solo l’ultimo affronto che i tedeschi hanno fatto al presunto spirito di cooperazione e collaborazione che “dovrebbe” animare questa strampalata unione monetaria. Invece di aiutare la ripresa delle aziende italiane, la Germania non solo ostacola tutti i piani di politica economica espansiva che potrebbero favorire la crescita, ma preferisce addirittura dare il colpo di grazia agli storici concorrenti privandoli della linfa vitale che assicura l’operosità, il rinnovamento, la creatività e il ricambio generazionale delle nostre aziende.

Quelli che ancora credono al sogno europeo, alla chimera degli Stati Uniti d’Europa che fino ad oggi è servita a confondere e depistare gli allocchi di turno, dovrebbero dare un’occhiata alla lunga lista di svendite di pezzi importanti della nostra industria nazionale che si è ampliata senza sosta in questi ultimi anni, per capire meglio la portata della catastrofe economica in cui ci siamo volontariamente impelagati. Nel nome del liberismo selvaggio e dell’apertura incondizionata ai “mercati”, di indirizzi cioè di politica economica più che mai discutibili e anacronistici che in misura così sconsiderata e scriteriata hanno contagiato soltanto i paesi dell’eurozona, mentre il resto del mondo si è guardato bene da seguire alla lettera i dettami di questa scellerata dottrina accademica-teologica (i cui dogmi, come abbiamo visto, sono basati perlopiù da manipolazioni e strumentalizzazioni dei dati reali) e ha adottato misure più o meno protezionistiche per difendere il proprio tessuto economico nazionale. Curiosa poi la circostanza che mentre i francesi hanno fatto incetta di tutto ciò che si poteva razzolare in Italia, dalla grande distribuzione all’energia, i tedeschi si sono limitati ad acquisire marchi di prestigio (come per esempio Ducati) dall’elevato grado di innovazione tecnologica, dalla diffusa riconoscibilità a livello internazionale e dalla spiccata tendenza a penetrare nei mercati esteri. Strategia questa che conferma ciò che abbiamo prima detto: la Germania si propone di diventare l’unico polo industriale sviluppato d’Europa, dedicato principalmente alle esportazioni, lasciando ai paesi della periferia il compito di produrre a buon prezzo la componentistica e i beni a basso o nullo contenuto tecnologico (le viti e i bulloni, per intenderci).

Ma c’è un altro aspetto inquietante di tutta la vicenda: la svendita a prezzi di realizzo del patrimonio demaniale dello stato. Mentre in Italia i progetti del ministro Grilli di svendere e privatizzare circa 15-20 miliardi di beni pubblici all’anno (comprese le partecipazioni in aziende come Eni, Enel, Finmeccanica), procedono piuttosto a rilento, in Grecia i programmi vanno avanti rapidamente, a causa delle scadenze di rimborso delle rate dei piani di salvataggio garantiti dalla trojka FMI, BCE, UE. In tutto sono in vendita in questo momento circa 70.000 lotti, che comprendono distese di coste incontaminate, porti turistici, bagni termali, stazioni sciistiche e intere isole. Persino le quote del monopolio statale sul gioco d’azzardo sono in vendita al migliore offerente. L’isola di Rodi che per un terzo è ancora di proprietà dello stato è già per gran parte all’asta e a questa frenetica vendita ad incanto partecipano un po’ tutti, dall’emiro del Quatar, agli immancabili oligarchi russi fino ai soliti tedeschi e francesi. Si tratta in pratica di un’espropriazione forzosa di un pezzo di storia dell’antica e millenaria civiltà greca, che aveva insegnato alle generazioni successive cosa siano la democrazia, l’etica, i pilastri su cui si regge un buon governo. Parole al vento, stuprate dall’ingordigia del denaro e dal meccanismo infernale del debito senza fine, che si perpetua nel tempo senza alcuna soluzione di continuità.

Ma se Rodi è in procinto di essere colonizzata senza armi dagli invasori stranieri, Corfù è già di fatto un resort della famiglia di banchieri internazionali dei Rothschild, che ambisce a mettere le mani anche sullo storico palazzo reale dell’isola. A proposito di palazzi, la Grecia ha anche messo in vendita il colossale palazzo del Ministero della Cultura ad Atene, il quartier generale della polizia, gli edifici che ospitano i ministeri della salute, dell’istruzione, della giustizia e persino l’ambasciata greca in Holland Park a Londra, alla modica cifra di 22 milioni di sterline. Una pessima idea quella di coprire un debito a breve e medio termine con la vendita di beni immobiliari, su cui successivamente si dovrà pagare un flusso costante di affitti ai privati. Lo stato si priva a prezzi di svendita di un asset di proprietà, che a parte la manutenzione periodica non comporta alcun costo, aprendo le casse a delle spese immediate che molto probabilmente causeranno la nascita di nuovo debito a breve e medio termine, che con il passare del tempo e l’alienazione di tutti i beni immobiliari e strumentali, sarà sempre più difficile da rimborsare. Una pazzia contabile e fiscale bella e buona, che però rappresenta uno dei principi fondanti di questa sciagurata e disgraziata eurozona: le privatizzazioni sono infatti un prerequisito essenziale per ricevere i fondi di salvataggio, senza i quali la Grecia dovrebbe immediatamente dichiarare default e uscire dalla zona euro. Un ricatto in pieno stile mafioso, tipico delle peggiori e più spietate organizzazioni criminali.

Tuttavia, la propaganda mediatica e il terrorismo psicologico che agisce a pieno regime in Grecia impedisce ai cittadini di capire che proprio l’uscita dall’euro potrebbe essere l’unica via d’uscita da questa tragedia nazionale, che ha trasformato un intero paese una volta democratico in un emporio a cielo aperto. E nonostante tutti sappiano che le privatizzazioni non riusciranno a risolvere i problemi strutturali della Grecia, si continua ad andare avanti verso il calvario, con i profittatori e gli speculatori di tutto il mondo pronti a fare affari sulle spalle di un popolo ormai stremato ed impotente. L’esempio della privatizzazione dell’acqua è lampante: dopo che il governo greco ha privatizzato la rete idrica, la qualità del servizio è scesa notevolmente ed è aumentato il prezzo di erogazione. E proprio sull’onda di questo fallimento annunciato, i sindacati e i lavoratori stanno attuando una strenua ed eroica resistenza per evitare che venga privatizzata la società ferroviaria pubblica Hellenic e la principale compagnia statale di produzione e distribuzione di energia elettrica, la Public Power Corporation. Probabilmente però le loro proteste rimarranno inascoltate, perché il governo di Samaras si muove ormai sul filo del rasoio e degli equilibrismi linguistici, puntando su uno stato permanente di emergenza e di paura.

Dall'inizio della crisi il debito pubblico è quasi raddoppiato raggiungendo la quota impressionante del 189% del PIL, e sconfessando bruscamente tutte le previsioni dei piani di austerità, che indicavano una progressiva discesa proprio a partire dal 2013. Negli ultimi tre anni sono stati persi posti di lavoro nel settore privato al ritmo di 1000 al giorno, e in cambio degli aiuti della trojka il governo Samaras si è impegnato a licenziare 15.000 dipendenti pubblici entro quest’anno: cosa che nella migliore delle ipotesi provocherà un ulteriore crollo dei consumi e delle entrate tributarie, vanificando in pratica la riduzione della spesa pubblica per stipendi. A causa di continui errori nelle stime degli incassi dalle vendite, il governo ha mancato l’obiettivo di privatizzare €3 miliardi di beni pubblici lo scorso anno e per assicurare la trojka ha alzato il tiro per i prossimi anni: €11 miliardi di privatizzazioni entro il 2016 e €50 miliardi complessivi entro il 2019. In buona sostanza si tratta della più grande vendita all’ingrosso di un intero paese mai avvenuta nella storia, la quale creerà un precedente che deve fare riflettere soprattutto noi italiani, che potremo essere i prossimi ad essere spogliati di tutto il nostro patrimonio pubblico, con il solito becero conformismo e l’indifferenza con cui abbiamo accolto in passato simili operazioni di rapina ed espropriazione: è una necessità che ci impongono i “mercati” per evitare di finire come la Grecia e tutti sanno che il nostro stato (cioè noi stessi) è spendaccione e inefficiente, mentre i privati sono bravi, belli e produttivi. E sulla scia di questa scemenza collettiva, al grido di “viva lo stato minimo!” perorato da PD, PDL e persino dal Movimento 5 Stelle (il quale si renderà responsabile di questo scempio, quando gli italiani si accorgeranno che tutto ciò, tutta questa crisi, tutta questa sofferenza, erano fortemente “volute” e non frutto dell’ignoranza e dell’incompetenza), le nazioni forti, prima fra tutte la Germania, non solo si accaparreranno nel silenzio più assoluto gran parte del nostro patrimonio artistico, storico, ambientale, ma stanno già attivandosi per portarsi via la nostra stessa migliore manodopera qualificata.

E senza mezzi termini, quando uno stato diventa povero di proprietà e beni pubblici e privo di competenze tecniche (e anche umanistiche, giuridiche, “politiche”), è destinato prima o dopo a diventare una colonia, una nazione satellite, un paese del Terzo Mondo . E questo non lo diciamo solo noi bloggers di frontiera o economisti isolati qua e la in mezzo allo sterminato deserto dei Tartari italiano, ma tutti i maggiori analisti economici e finanziari del mondo (basta farsi un giro sui siti e sui giornali americani, inglesi, giapponesi, australiani, per capire di cosa stiamo parlando), non ultimo lo stesso premio Nobel per l’economia americano Paul Krugman, che riferendosi proprio all’Italia e alla Spagna, aveva detto tempo fa: “Quello che è successo è che entrando nell’euro, la Spagna e l’Italia hanno ridotto loro stessi a paesi del Terzo Mondo, che prendono in prestito la moneta di qualcun’altro, con tutte le perdite di flessibilità che tale operazione comporta. In particolare, siccome i paesi dell’area euro non possono stampare moneta neanche in casi di emergenza, sono soggetti a interruzioni di finanziamenti, a differenza dei paesi che invece hanno mantenuto la propria moneta. Il risultato è quello che abbiamo tutti sotto gli occhi”.
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martedì 16 aprile 2013

Perché l’oro è crollato? E prima di Boston?

Maurizio Blondet 16 Aprile 2013
C’è una relazione fra la speculazione al ribasso sull’oro e il mega-attentato di Boston? Già molti hanno ricordato che anche prima dell’11 settembre 2001, esattamente quattro giorni prima, qualcuno – che sapeva – aveva speculato al ribasso (tramite derivati chiamati opzioni put) sulle azioni delle linee a cui appartenevano gli aerei che sarebbero poi stati «dirottati da terroristi», la United Airlines e l’Americam Airlines.  
tAnche qui, il crollo pilotato sull’oro è cominciato giorni prima: il 12 aprile (un venerdì, giorno strategicamente scelto) il mercato dei futures sull’oro apre con una vendita gigantesca e insolita di oro, pari a cento tonnellate. Ma ovviamente non si tratta di oro fisico, bensì di futures con scadenza a giugno. Ciò porta il prezzo a calare a 1540 dollari l’oncia, un livello cruciale. Secondo le voci, la vendita è avvenuta tramite il personale di Merrill Lynch, ma è solo l’inizio. Due ore dopo, qualcun altro (o lo stesso?) vende 300 tonnellate d’oro – dieci milioni di once. Si tratta di una manovra chiaramente concertata; la vendita equivale al 15% di un anno di estrazione del metallo, difficile da assorbire.

Sono due bombe finanziarie fatte scoppiare una dietro l’altra. Le bombe di Boston seguiranno la stessa procedura. In un caso e nell’altro, lo scopo è scatenare il panico.

Si noti ancora: si tratta solo di futures, di carta, non di oro vero. Negli stessi momenti, immediatamente i venditori di oro fisico vengono subissati da richieste di compratori, che intendono approfittare del ribasso per fare incetta di lingotti, sterline e rand sudafricani.

«Il dealer di monetato Bill Haynes ha comunicato che venerdì gli aspiranti compratori superavano i venditori 50 ad 1, e il prezzo spot sulle monete d’oro e d’argento è il più alto da decenni», scrive Paul Craig Roberts, già vice-segretario al Tesoro ai tempi di Ronald Reagan. L’oro vero rincara, mentre quello di carta crolla.

Qual è la differenza? È che nel mercato dei derivati, gli operatori speculano a debito. Si fanno prestare i fondi per il trading. Così, comprano e vendono contratti che valgono 100, depositando presso il broker un collaterale di 5, massimo 10. Gli speculatori camminano dunque sul filo del rasoio. Se il «sottostante» cade di prezzo, il broker esige da loro un «margine» superiore perché il rischio è maggiore; nei casi estremi, liquida tutte le posizioni sul conto dello speculatore, non solo l’oro ma le altre commodities.

Questo si chiama «margin calls», ossia la richiesta di cacciare più soldi – soldi che lo speculatore non ha. Siccome i contratti futures sono astronomici, mille o centomila volte il patrimonio reale dello speculatore (e delle banche che gli prestano), un collasso anche lieve può incenerire ricchezze e finanziarie titaniche. Dunque il «mercato» oscilla tra l’esaltazione (profitti moltiplicati) e la paura.

La paura dei margin calls ha creato gli «stop loss»: un software nella piattaforma elettronica su cui lo speculatore, che punta al rialzo (long) sull’oro, se il prezzo cala oltre un certo limite, vien fatto diventare short, ossia ribassista. Non è lo speculatore che decide, ma la macchina. Lo speculatore ha solo fissato il limite, la massima perdita che ritiene accettabile: esemplarmente, sotto i 1540 dollari l’oncia, vendi allo scoperto (short), oro che non hai ma che ti farai prestare, per poi ricomprarlo al prezzo più basso. Poi può andare a dormire, distrarsi o fare altro, e lasciare il computer a sorvegliare.

La discesa dell’oro sotto il limite ha dunque scatenato i computers. Automaticamente, è avvenuta una «cascata o valanga di ulteriori vendite» (così il venditore di oro fisico Sharps Pixley di Londra) «confermando quella che era inizialmente una menzogna». Quale menzogna?

Beh, per esempio da qualche giorno Goldman Sachs aveva «raccomandato ai suoi clienti di iniziare una posizione short sull’oro al Commodity Exchange», dato che il lungo rialzo era ormai stanco e non poteva reggere. E poi, non sapete che Cipro sta per mettere in vendita 400 tonnellate delle sue riserve auree per pagare i suoi debiti? Cipro smentisce immediatamente – mai le autorità hanno parlato di cedere l’oro – ma la menzogna funziona, in un mercato dove, abbiamo visto, gli speculatori speculano a credito, sono stra-indebitati e vivono di paura.

Craig Roberts è più preciso:


«La Federal Reserve ha cominciato il pesce d’aprile sull’oro facendo filtrare alle case di brokeraggio, la voce che gli hedge funds ed altri grossi investitori stavano per alleggerire le loro posizioni sull’oro, e dunque i clienti (dei brokers) avrebbero fatto meglio a uscire dal metallo prima di quelle vendite».

È un vero e proprio aggiotaggio uscito dalla Banca Centrale, di cui non sarebbe impossibile identificare gli individui che hanno messo in giro la voce, ma «siccome è politica del governo, gli individui non possono essere incriminati per agire secondo gli ordini superiori», dice Craig Roberts. Secondo lui – che ricordiamo lo è stato un insider, essendo stato viceministro al Tesoro americano – è stata la Fed, preoccupata «che il sostenuto e continuo rialzo sull’oro indicasse una perdita di fiducia verso il dollaro» (che la Fed sta stampando a perdifiato). «Per questo la Fed ha usato shorts “nudi” sul mercato cartaceo dell’oro per contrastare l’effetto sui prezzi dovuto alla domanda in crescita dell’oro fisico. Le vendite allo scoperto scatenano ordini di stop-loss che automaticamente inducono vendite anche di detentori di fisico, quando raggiungono i loro limiti di perdita».

Già, anche i detentori di oro fisico, assillati come abbiamo visto da richieste di compratori. Come mai? Perché, guarda caso – segnala Bill Downey, amministratore del sito Gold Trends – in quelle stesse ore che a New York qualcuno fa scoppiare le due bombe finanziarie «short», a Londra «tutto a un tratto la piattaforma londinese su cui si compra e si vende il metallo reale si blocca. Il sistema viene congelato».

Non vorrete mica che chi ha architettato il piano per ribassare l’oro-carta, vi consenta – a voi umani normali di accorrere sul mercato dell’oro autentico a fare incetta al prezzo di liquidazione di 1400 (a tanto è arrivato). Il sistema si blocca. Un guasto tecnico. A Londra. «Scusateci per la momentanea interruzione. Il servizio riprenderà appena possibile».

Bill Downey:


«Che significa? Che nessuno può accedere al mercato del fisico per comprare a quei prezzi e, allo stesso tempo, nessuno può nemmeno vendere o proteggere le proprie posizioni. Il sistema è congelato. Cosa possono fare i possessori del fisico? Intanto il mercato dei futures continua a scendere. E cosa succede allora? Che anche i physical market holders cominciano ad andare in panico. Come possono proteggersi se non possono nemmeno vendere? C’è solo una soluzione, specialmente durante un attacco di panico. Andare short anche tu e fare le domande dopo. O fare così, oppure aspettare sino a lunedì per farsi travolgere da potenti perdite se le margin calls fossero partite durante il weekend (ecco perché è stato scelto il venerdì per scatenare il ribasso, ndr). Senza tempo per pensare e con l’istinto di sopravvivenza che urlava, i possessori del fisico secondo me hanno in massa optato per l’idea di proteggersi. Sono entrati nel mercato dei futures pure loro … e shortando in pratica se stessi!».

Infatti, nota Pixley, il «timing per l’attacco è stato scelto per ottenere il massimo impatto, cominciando a New York che è il mercato più liquido, mentre altri mercati esteri – fra cui Londra – erano ancora aperti e dunque aperti alle conseguenze».

È possibile che la truffaldina operazione abbia avuto persino «troppo» successo. Come scrive Paolo Rebuffo su Rischio Calcolato:

«Poi è arrivato il week end e… Margin Call! A notte fonda per noi, sul mercato asiatico i broker hanno “chiamato” investitori e trader per i margini sui metalli preziosi e su tutto ciò che venerdì era crollato spingendo ancora più giù le quotazioni. poi ha aperto l’Europa e… Margin Call! Anche i broker europei hanno liquidato posizioni sui dossier derivati degli investitori, non solo su oro e argento ma anche su tutto il resto perché le perdite in apertura sui metalli spesso erano superiori al margine sui singoli contratti. E poi ha riaperto l’America e Margin Call al quadrato!

Broker in panico, centinaia di migliaia di conti con liquidità negativa già in apertura dei mercati, quindi c’è stata ed è ancora in atto una mega liquidazione forzata di TUTTO! Azioni, bond, derivati, commodities! E se non le banche centrali non ci mettono una pezza la valanga domani travolgerà le azioni di tutto il mondo, poi le obbligazioni, poi le valute».

A questo siamo. La Fed, che ha provocato il ribasso del metallo per sostenere il dollaro come moneta di riserva nonostante lo stampi a iosa, può aver innescato il detonatore di quell’«arma di distruzione di massa» che, secondo Warren Buffett, sono i derivati, che gravano sulle nostre teste come una nuvola pari a 50 volte il Pil mondiale. E magari anche le bombe di Boston entrano nel gioco, chissà.

È troppo presto per capire. Continuiamo a seguire gli eventi. 

 http://www.effedieffe.com/index.php?option=com_content&task=view&id=251179&Itemid=141

lunedì 15 aprile 2013

C'E' QUALCOSA NELL'ARIA CHE M'INQUIETA

Eppure, la cosa non mi persuade.

C'è qualcosa nell'aria che mi inquieta, nel senso che fa nascere in me il sospetto che stia per avverarsi qualcosa di eclatante, di assolutamente inaspettato. Sono troppi gli indizi che, letti con attenzione e con mente aperta, mi portano alla conclusione che ci sia un'attività sotterranea volta a sostenere un progetto di cui ancora mi sfuggono i particolari.
Mi riferisco alla moltitudine di piccoli atti posti in essere allo scopo di impedire a chiunque sia di detenere liquidità, sia di poter nascondere tale liquidità. Dalla tracciabilità del denaro, all'abolizione assoluta del segreto bancario, dallo smantellamento dei paradisi fiscali, all'obbligo di tutte le banche mondiali di rendere trasparenti i propri archivi.

Mi pare che si stia facendo di tutto, attraverso una serie di piccoli passi di cui i popoli non percepiscono la gravità, per raggiungere due obiettivi concreti: conoscere la disponibilità finanziaria di chiunque e fare in modo che tale disponibilità non possa uscire dal sistema bancario.

Io non credo che i motivi con i quali vengono giustificati questi provvedimenti abbiano davvero a che fare con la lotta all'evasione fiscale o alla criminalità. Si tratta, a mio parere, di pretesti volti a truffare una popolazione composta prevalentemente da rincoglioniti.

La ragione vera deve essere diversa, tanto grave da essere tenuta segreta. Provo, correndo il rischio di essere tacciato di complottismo, a formulare delle ipotesi. Come diceva qualcuno: a pensar male si fa peccato, ma...

1) Il sistema finanziario mondiale è al collasso. La probabilità che si arrivi al punto di rottura in modo repentino ed incontrollato è altissima. Occorre quindi cautelarsi per attutirne i devastanti effetti. Se per ipotesi, a seguito di qualche fallimento bancario o nazionale, si dovesse verificare una corsa agli sportelli, l'intero sistema salterebbe. Ecco quindi la necessità di poter controllare l'intera massa monetaria e, nel caso, sottrarne la disponibilità ai legittimi proprietari.

2) La massa dei debiti, a livello mondiale, è tale da essere praticamente inestinguibile. La sua inevitabile crescita raggiungerà il punto in cui bloccherà la crescita economica, ed innescherà una recessione a 2 cifre. Non esiste alcun modo per evitare questa evenienza se non il rapido e repentino abbattimento di questa massa di debiti. Che lo si faccia con l'emissione di nuova moneta, e quindi inflazionando quella esistente, oppure con una super patrimoniale che tagli del 50% tutti i depositi e gli asset finanziari, non cambia la necessità di avere il controllo totale di tutta la massa monetaria.

3) La tecnologia, l'aumento del costo dell'energia, la scarsità delle risorse, produrranno un aumento continuo del tasso di disoccupazione. Nessuno sa come uscirne, mentre tutti sanno che questo provocherà forti tensioni sociali che potrebbero degenerare in vere e proprie rivolte. L'abolizione del contante serve ad avere un maggiore controllo sugli individui, e quindi ad agevolare la sottomissione di grandi masse di diseredati.

4) Gli stati, per garantire la remunerazione ai detentori del debito pubblico, disporranno di sempre minori risorse da destinare al walfare, con la conseguenza dell'acuirsi delle diseguaglianze e dell'esasperazione delle masse che, ad un certo punto, potrebbero rivoltarsi ed abbattere in modo cruento il sistema di potere attuale.

5) La plutocrazia giudo massonica raggiunge l'obiettivo che si era prefissata 2 secoli fa. Con l'abolizione del denaro contante ogni transazione deve necessariamente passare attraverso le banche, le quali trarranno un profitto più o meno grande da ogni nostra spesa. Con la conseguenza che quotidianamente il sistema bancario sottrarrà all'intero pianeta una parte della sua ricchezza, e lo farà sostenendo costi minimi, dato che tutto potrà essere gestito da pochi elaboratori elettronici. Con le enormi ricchezze di cui disporrà, questa demoniaca plutocrazia sarà in grado di controllare qualunque governo e tutta l'informazione planetaria. Si instaurerà, in pratica, la peggiore delle tirannidi, tanto più subdola in quanto pochi ne percepiranno l'esistenza.

Naturalmente spero che le mie ipotesi siano solo il frutto della mia fantasia, e che l'abolizione del contante sia solo il frutto della stupidità dei nostri governanti.

Speriamo bene.

Giorgiofra http://www.cobraf.com

domenica 7 aprile 2013

SE ESCI DALL’EURO TI POSSONO FAR SALTARE LE BANCHE

La Germania non vuole assolutamente che usciamo dall'Euro e così la "Troika" (BCE, UE, FMI) e anche le grandi istituzioni finanziarie e banche di Londra e New York, la cosiddetta grande finanza, quella che adora Mario Monti e Mario Draghi e ora sta puntando le sue fiches su Matteo Renzi.

Sai perchè ? Perchè, come spiegato nel post sotto, SE L'ITALIA ESCE DALL'EURO DEVE PER FORZA ELIMINARE I BTP dal mercato. E loro odiano proprio una cosa del genere.

Quello che Borghi e Bagnai sottovalutano è che, se esci dall'Euro, devi anche simultaneamente far creare alla Banca d'Italia centinaia di miliardi per assorbire tutti i BTP in asta e anche quelli che vengano liquidati sul mercato secondario e poi le obbligazioni bancari che vengano liquidate dagli investitori (e poi anche rimpiazzare i finanziamenti della BCE con finanziamenti della Banca d'Italia).

Altrimenti ti ritrovi, come nel 1992-1997, a pagare più del 20% delle tasse o della spesa pubblica solo per gli interessi sul debito pubblico, vedi grafici sotto. Se esci dall'Euro devi quindi assorbire tu Italia, con lire o euro-lire create a costo zero da Banca d'Italia, su una scala colossale tutto il debito italiano bancario e di titoli governativi che il "mercato finanziario" si metta a liquidare. In questo modo benefici veramente dell'uscita dall'Euro, perchè schiacci i costi del debito pubblico sotto l'inflazione dopo 30 anni che invece questo, pur essendo "risk free" paga sempre più dell'inflazione e quindi cresce su stesso mangiandosi sempre più del reddito.

Ma facendo così devi eliminare in pratica il più lucroso mercato di titoli a reddito fisso che ESISTA OGGI SUL PIANETA TERRA. E alle grandi istituzioni finanziarie e banche questo non piace, anzi francamente odiano una cosa del genere.

Oggi come oggi, per chi non lo sapesse, l'Italia è il mercato del reddito fisso al mondo più grande che esista che paghi dei bei 4-5% quando tutti gli altri pagano dei 1% o 1.7% (tra i paesi industrializzati). Nel mondo della grande finanzia amano l'Italia per questo! E odiano invece che una simile bazza possa scomparire solo perchè l'economia italiana alrimenti soffoca.

Per cui faranno di tutto per impedirtelo. E sai come ? tramite le banche, Cipro è servito farlo capire, è stato "un avvertimento".

Ora, la Germania, la "Troika" (BCE, UE, FMI) e le grandi istituzioni finanziarie e banche di Londra e New York finora non hanno lasciato uscire dall'Euro nemmeno la Grecia persino Cipro. Hanno dimostrato di essere disposti a tutto per impedirlo. Quando in Grecia Papandreu propose un referendum (e sui salvataggi, neanche sull'euro) gli spararono addosso da tutte le parti e dopo soli due giorni se lo rimangiò, Sarkozy dichiarò che era un bene perchè avrebbe "innervosito i mercati...". Qui a Cipro piuttosto che farlo uscire dall'Euro hanno attaccato i depositi bancari (1) creando un precedente e ora hanno messo così a rischio le banche di Portogallo, Spagna e Italia. E non è stato un caso, i due pezzi grossi della UE hanno insistito che si può confiscare parte dei depositi, ieri Ollin Rehn ha ripetuto

"...i depositi bancari oltre una certa cifra nella UE possono dover contribuire al costo del fallimento della banca, secondo la nuova legislazione bancaria della UE..."

Lo hanno fatto apposta, perchè ora Portogallo, Spagna e Italia sono vulnerabili in qualunque momento ad una fuga dei depositi appena una loro banca vada sotto, stanno inficiando la fiducia della gente, ma ovviamente giocando anche con le smentite e le rassicurazioni per tenere il gioco dentro i limiti per ora.

Allora. Bisogna ricordare che le banche di Portogallo, Spagna e Italia, che sono state indotte dal 2011 a comprare centinaia di miliardi di titoli di stato dei rispettivi paesi, per "sostenere il debito pubblico". Ma in questo modo poi hanno aumentato la loro vulnerabilità e si reggono ora molto di più di prima solo grazie al massiccio sostegno della BCE. Ma questo sostegno può essere tolto in un attimo, basta che la BCE si rimangi la promessi di "fare tutto il necessario" per sostenere i BTP del 2 agosto, che termini l'LTRO o sospenda l'ELA...

Quando parli di uscita dall'Euro devi pensare cosa succede alle banche italiane, sono il nostro tallone d'Achille, la cosa su cui possono fare leva per farti saltare. Hanno creato il precedente di Cipro per farti capire che non puoi uscire, che possono farti saltare le banche, do you understand ? verstest du ? est ce tu a compris ?

  www.cobraf.com

8.04.2013