venerdì 31 maggio 2013

Operatività maggio 2013

02/05 - long enel 2,94 - 08/05 - flat enel 2,968
07/05 - long euro 1,3080 -10/05 - flat 1,2973
08/05 - long snam 3,832 - 09/05 - flat 3,666
12/05 - long euro 1,2986 - 15/05 - flat 1,2898
15/05 - long tit 0,641 - 17/05 - flat 0,656
28/05 - long eni 18,23- 28/05 - flat 18,39
29/05 - long tit 0,649 - 29/05 - flat 0,648
31/05 - short enel 2,944- 31/05 - flat 2,926

sabato 18 maggio 2013

Petrolio greggio

1. E' IN CORSO UN BRUTTO BRACCIO DI FERRO TRA I DIFENSORI DEI PETRODOLLARI E IL LORO ANTAGONISTI RUSSI E CINESI. LE NAVI DELLA FLOTTA DI MOSCA RIENTRANO NEL MEDITERRANEO PER LA PRIMA VOLTA DAI TEMPI DELLA GUERRA FREDDA. E PUTIN INCONTRA OBAMA - 2. IL GIRO DI BOA, NEL BRACCIO DI FERRO “PETRODOLLARI/ PETRO ALTRE VALUTE” SI VERIFICA IL 6 SETTEMBRE 2012, CIOÈ IL GIORNO IN CUI LA CINA HA ANNUNCIATO LA SUA INTENZIONE DI BYPASSARE IL DOLLARO PER LA COMPRAVENDITA MONDIALE DI PETROLIO E HA INIZIATO LA COMPRAVENDITA IN YUAN (NOTIZIA CHE NON HA AVUTO GRANDE RISALTO IN ITALIA) - 3. SE UNA CERTA PARTE DEL MONDO COMINCERÀ A BYPASSARE IL DOLLARO E ACQUISTERÀ IL PETROLIO IN ALTRE VALUTE, ALLORA TUTTO IL PESO DEL DEBITO USA E LA DIMINUITA STRUTTURA PRODUTTIVA CROLLERÀ SULLE TESTE DEL POPOLO AMERICANO -

Glauco Benigni per Dagospia
Ogni giorno mi affaccio alle diverse "finestre" grazie alle quali osservo l'Esterno, l'Altro da me, il Mondo, anzi The World. Da bravo microbo galattico, nei miei molti ruoli di elettore, consumatore, civile di Nazioni Alleate, blogger e soggetto fiscalizzato, mi "affaccio" alle molte schermate di Internet, ai molti canali digitali della tv, alle pagine dei giornali. E mi affaccio anche alla finestra della mia casa e alla porta. Guardo... e vedo l'impotenza dei Popoli ex Sovrani.

Vedo moltitudini che hanno cominciato a capire alcuni aspetti "esoterici" della Geopolitica globalizzata ma che pensano di poter ancora reagire con gli strumenti, arrugginiti e spuntati, delle loro tradizioni: partitelli, votazioni, Parlamenti, Costituzioni. Tutta roba bellissima, però local/nazionale e un po' datata.

Guardo e mi viene voglia di smaterializzarmi e ricompormi da un'Altra parte. Poi mi chiedo: ma c'è ancora un'Altra parte dove, in serenità, vivere, lavorare, allevare i figli, etc...? Negli ultimi tempi mi sembra di no!

Me lo dice, attraverso messaggi ormai subliminali, l'Agenda della Global Power Elite, l'Agenda del G 20, della WTO, del FMI, dei Paesi del Brics. Me lo dicono le molte notizie di enorme portata che giungono dalle "finestre" e - come le butterfly news - durano un giorno e poi scompaiono. Me lo dice il fatto che, dopo qualche tempo, la notizia rilevante che era scomparsa il giorno prima, seppellita dal brusio del Condomino locale e offuscata dal coro eccitato dei media locali... quella notizia ha generato delle mutazioni in sedi e territori, apparentemente remoti rispetto alla Fonte, ma che in realtà riguardano me, la mia famiglia, il mio conto in banca, la mia pensione, la mia salute.


Obama ha detto che ... , la Lagarde ha detto che ... , Draghi ha detto che ... , Putin ha risposto che ... , etc... Tutti personaggi che si muovono in un Teatro dove la rappresentazione, le battute, le azioni sembrano "lontane" o almeno vengono narrate come tali. Nethaniau ha detto che ... e vabbè; a Kabul non c'è soluzione ... e vabbè; le scie chimiche sono diventate un gran problema in Usa ... e vabbè; il prezzo del petrolio continua a salire , ricomincia la corsa all'oro , Cipro è "solo un esperimento" ... e vabbè.


Non c'è voglia di occuparsene seriamente, non c'è tempo, non ci sono le competenze ... c'è solo la "mischia" a centrocampo del Condominio Italia: Napolitano, Letta, Grillo, Berlusconi, Monti che si azzuffano, che si insultano ... e mi chiedo, come la maggior parte degli italiani ormai: "ma perchè"? "Ma sarà vero che non si rendono conto che siamo sul baratro"? "Ma saranno un po' strani"?
Poi... dopo qualche tempo, vedo annotare le nuove norme, provocate da quelle notizie, nella Gazzetta Ufficiale... Così. Semplicemente così. Perchè era "un'azione dovuta", inevitabile". Perchè era previsto dai Trattati Internazionali sottoscritti dalla Repubblica Italiana, perchè la Sovranità si è ridotta ad una Signora nevrotica che ha subito diversi elettroshock (da Ustica al fiscal compact), e sopravvive, sedata, a forza di talk show ansiolitici.

E mi rendo conto allora che la ventilata Apocalisse del 21.12.2012 , quella Apocalisse bifronte, che da un lato mostrava la Catastrofe e dall'altro la Rivelazione ... quell'Apocalisse è cominciata ed è in corso, eccome! Però non è stata registrata nel Diario della Coscienza Collettiva nel modo giusto.
Torniamo all'Agenda dei Potenti, quei Potenti che io identifico e individuo da tempo in 4 maggiori Caste Planetarie. Quattro Caste "rivisitate" rispetto alle definizioni del passato, ognuna delle quali, per il proprio valore e le proprie facoltà, fornisce le Visioni del Futuro: i Bramini (politici e religiosi), i Mercanti (finanza, banche e grande distribuzione), i Guerrieri (eserciti e servizi segreti) e gli Scriba (media e artisti).
Di cosa stanno discutendo gli altri rappresentanti delle 4 Caste ai piani alti, nei palazzi del Washington Consesus, nelle Borse di New York e Londra, negli incontri dei Bilderberg, al Cremlino e allo Zhongnanhai di Pechino?


In dettaglio non lo sapremo mai però credo di aver capito che all'Ordine del Secolo ci sono alcuni punti rilevanti, ognuno ovviamente gigantesco, ognuno aggrovigliatissimo, ognuno che rimanda a cambiamenti epocali.
A grandi blocchi, la lista appare essere questa: 1) il cambio della valuta di riferimento mondiale ; 2) un accordo transnazionale che stabilisca che le tasse si paghino in modo equivalente su ogni territorio del Pianeta; 3) un accordo che "equilibri" il costo dell'ora lavoro in ogni territorio; 4) la gestione della transizione dal modello di sviluppo basato sul petrolio ad altre fonti energetiche, e infine 5) la gestione della rivoluzione digitale e delle risorse dei Media... e pertanto (udite, udite!) il CpT o Costo per Mille , ovvero quanto devono pagare gli inserzionisti pubblicitari per raggiungere con un loro messaggio 1.000 potenziali consumatori.
In questa sede affronterò solo il primo punto. Quello che a detta di molti analisti è "il nodo gordiano, quello che, se si sciogliesse, allenterebbe tutti gli altri: la valuta di riferimento mondiale. E' di fatto l'unità di misura più importante in un mondo globalizzato che adora il Dio Denaro. La questione si pose già durante gli incontri del 1944 a Bretton Woods, laddove John Maynard Keynes sosteneva la nascita di una moneta intergovernativa, detta Bancor.
Purtroppo l'economista britannico non la spuntò contro il rappresentante del governo Usa, Harry Dexter White che, grazie al suo Piano, agganciò la maggior parte della moneta circolante al Dollaro Usa. Si consentiva in tal modo la nascita del Dollar Standard e della supremazia fondata, al dunque, sui capricci e sulle scelte del Paese Leader.
Le cose si erano già messe male per il Resto del Mondo, ma peggiorarono quando nel 1971 il Presidente Nixon, a Camp David, sospese la convertibilità Dollaro/Oro. Un'azione che generò una doppia causa/effetto: 1) i Dollari si potevano stampare ad libitum in quanto, a seguito dell'accordo del 1970 tra Kissinger e Re al Saud, il petrolio si poteva comprare solo in dollari. Ergo 2) il Dollaro era coperto (backed), non più dalle riserve auree, ma dal bisogno crescente di petrolio delle nazioni.

Nonostante negli anni (sin dal 1969), in casa Fondo Monetario Internazionale, si sia parlato di una Unità di Conto detta SDR, Special Drawing Rights che viene comunque usata , su scala mondiale per le questioni del trasporto aereo e marittimo, per computare i disastri provocati dalla gestione degli idrocarburi e altre sostanze pericolose e nocive, per la Posta universale e (molto indicativo) per il calcolo del roaming internazionale .
E nonostante l'ex Direttore del Fondo Monetario Internazionale, Dominique Strauss-Kahn (e la sua equipe), ancora nel 2010 sostenesse l'esigenza di inserire la valuta cinese, lo yuan, nel paniere di monete che formano attualmente l'SDR, ovvero Dollaro Usa, Euro, Lira Sterlina e Yen.
La valuta utile all'acquisto di fondamentali materie prime, tra cui l'orrendo petrolio, è/è stata il Dollaro USA. Ciò ha costretto le diverse Banche Centrali a "tenersi in pancia" trilioni e trilioni di dollari da utilizzare per gli approvvigionamenti e le emergenze. Tali trilioni, negli ultimi tempi, appaiono però sempre più solo "carta stampata", cambialoni firmati dalla FED, formalmente non incassabili a meno che non si metta in ginocchio l'intero Impero Usa. Ancora nel primo trimestre del 2012 la percentuale di detenzione di valuta estera da parte delle Banche centrali era: 62% Dollaro Usa e 25% Euro.
A più riprese, negli ultimi 10 anni, qualche "nazione canaglia", tra cui Iraq e Libia tentò di offrire petrolio in cambio, anche, di altre valute e ... abbiamo visto l'esito di tali tentativi.

Il (primo) vero giro di boa però avviene 5 anni fa, il 17 giugno del 2008. In questa data, alla 29esima riunione del Consiglio dei Ministri del Fondo OPEC per lo Sviluppo Internazionale, tenuta nella città iraniana di Isfahan, il presidente iraniano, Mahmoud Ahmadinejad, disse all'auditorio: "La caduta del valore del dollaro è uno dei problemi più grandi che oggi il mondo deve affrontare. I danni già provocati hanno colpito l'economia globale, in modo particolare i paesi esportatori di energia. [...] Quindi, ripeto il mio suggerimento iniziale, ossia che una combinazione delle più forti monete diventi la base per le transazioni del petrolio, o che i paesi membri (dell'OPEC) determinino una nuova moneta per le transazioni petrolifere."
Un mese dopo l'Iran apre su un isola del Golfo Persico, a Kish, la Borsa del Petrolio e comincia a offrire prodotti derivati dal petrolio pagabili in Euro, Rial iraniani e un paniere di altre valute ma... non in dollari. Tre anni dopo, a luglio 2011, comincia a offrire 600.000 barili di petrolio lanciando la sfida ai Mercati che hanno il monopolio in dollari Usa ( New York Mercantile Exchange e Intercontinental Exchange di Londra ).
Cina, India e Russia ( aderenti al patto detto "Shangai Cooperative Group") e altri paesi vedono l'operazione di buon occhio e assecondando il Governo di Teheran. Lo assecondano fino al punto di proteggerlo militarmente. E' di ieri una notizia: "È la prima volta dalla guerra fredda
che la marina militare russa rientra dal Pacifico al Mediterraneo. Per gli esperti è un passo finalizzato a controllare i movimenti occidentali in Medio Oriente."

Il comandante della Marina militare russa, l'ammiraglio Viktor Cirkov, non ha escluso che alla flottiglia, diretta (guarda caso) a Cipro, si aggiungano anche sottomarini nucleari, la cui presenza però non viene quasi mai annunciata ufficialmente, come succedeva ai tempi dell'Urss e come successe nel 1999, durante la guerra del Kosovo. Sarà per questo che 2 giorni fa Obama e Putin hanno deciso di incontrarsi al più presto a Mosca? Anticipando la data dell'incontro G 20 a Pietroburgo? Non sappiamo.

Un altro giro di boa, nel braccio di ferro "Petrodollari/ Petro altre valute" si verifica il 6 settembre 2012, cioè il giorno in cui la Cina ha annunciato la sua intenzione di bypassare il dollaro per la compravendita mondiale di petrolio e ha iniziato la compravendita in yuan. La notizia non ha avuto grande risalto in Italia , ma ...

Al riguardo, il pastore Lindsey Williams, ex ministro per le compagnie petrolifere globali, ha annunciato 5 giorni dopo: " E' l'avvenimento più importante nella storia del dollaro americano, fin dalla sua nascita ... qualcosa è successo che influenzerà la vostra vita, la vostra famiglia, il vostro tavolo da pranzo più di quanto possiate immaginare... la Cina ha detto: il nostro sistema bancario è pronto, tutti i nostri sistemi di comunicazione sono a vostra disposizione, tutti i sistemi di trasferimento sono pronti per partire e da giovedì 6 settembre ogni nazione del mondo che, d'ora in poi, vorrà comprare o vendere greggio lo potrà fare utilizzando la valuta cinese e non il dollaro americano"


La posizione cinese, sostenuta anche dai Russi, è dunque uno dei cambiamenti più significativi nel sistema economico e monetario globale. Le conseguenze di questa decisione possono essere enormi e potrebbe benissimo essere il catalizzatore che detronizzerà il dollaro come valuta di riserva globale e cambierà l'intero scenario di come il mondo acquisti e distribuisca energia.


Dal momento che la Cina non è una nazione produttrice di petrolio, la questione che la maggior parte delle persone si chiederà è: come potrà la potenza economica asiatica influenzare l'egemonia del petrodollaro? La risposta è : grazie ad un accordo commerciale che è stato firmato il 7 settembre tra la Cina e la Russia, in cui la Federazione russa ha accettato di vendere petrolio alla Cina in grandi quantità: quanto ne desiderano. Secondo Lindsey Williams "Il petrolio greggio è la valuta standard del mondo. Non lo yen, non la sterlina, non il dollaro. Viene scambiato più denaro in tutto il mondo con petrolio greggio che con qualsiasi altro prodotto".
Se una certa parte del mondo comincerà a bypassare il dollaro e acquisterà il petrolio in altre valute, allora tutto il peso del debito Usa e la diminuita struttura produttiva crollerà sulle teste del popolo americano. L'accordo tra la Russia e la Cina ha anche ramificazioni gravi per quanto riguarda l'Iran, la Siria e il resto del Medio Oriente.


Le sanzioni degli Stati Uniti contro l'Iran non avranno più un effetto certo perché le "nazioni canaglia" potranno semplicemente scegliere di vendere il proprio petrolio alla Cina, ricevere yuan in cambio, usare quella valuta per commercializzare le risorse necessarie di cui hanno bisogno, per sostenere le proprie economie e i loro eventuali programmi nucleari.
 
Il mondo è cambiato radicalmente 9 mesi fa, il 6 settembre 2012.Il processo di destabilizzazione della moneta imperiale è dunque in corso. Il prezzo di questa guerra però, perchè di guerra si tratta, lo stiamo pagando tutti e continueremo a pagarlo fin quando, nelle sedi adeguate, non si perverrà ad un accordo di Pace che costituirà la premessa di un Nuovo Ordine Mondiale, sì, ma sostenibile.

martedì 7 maggio 2013

Giulio Andreotti

Il 1972 fu un anno molto difficile per le relazioni dell’Italia con Gheddafi. Appena un anno e mezzo prima, nell’estate del 1970, il Colonnello aveva cacciato la comunità di 15 italiani residenti in Libia, e l’Eni, che aveva scoperto il più grosso giacimento di petrolio in Cirenaica, l’A-100, non aveva ancora ottenuto il permesso di cominciare le estrazioni. Il regime libico poneva grosse difficoltà. Gheddafi stava usando l’arma del petrolio per accrescere fama e capacità di influenza nel mondo, anche nazionalizzando le compagnie straniere in Libia.
In quell’anno, presidente del Consiglio era Giulio Andreotti. Per superare lo stallo, inviò un suo emissario, Roberto Jucci, allora colonnello dei servizi segreti. Jucci aveva contribuito l’anno precedente a sventare un colpo di stato contro Gheddafi bloccando una nave carica di armi in partenza per la Libia dal porto di Trieste, un colpo che alcuni ex generali di re Idris stavano preparando.
Tramite Jucci, Andreotti ottenne lo sblocco delle trattative sull’Eni, ma in cambio Gheddafi chiese un centinaio di carri armati, gli M113 prodotti dalla Oto Melara di La Spezia su licenza statunitense.
Avendo bisogno della autorizzazione americana alla vendita, il presidente del Consiglio avvisò gli Usa.
Innanzitutto fece credere loro che i sovietici erano ansiosi di offrire alla Libia unità militari paragonabili a quelle richieste all’Italia, basandosi su informazioni percepite dall’ambasciata italiana di Mosca durante il viaggio segreto che il numero due libico Jallud aveva compiuto in Unione Sovietica.
Poi fece intendere agli americani che per la produzione dei mezzi della Oto Melara ci sarebbero voluti diversi mesi, probabilmente più di un anno. L’iniziale diffidenza del Dipartimento di Stato Usa, che era generalmente contrario alla fornitura di armi alla Libia o all’approvazione di consegne effettuate da paesi terzi, preoccupato dalle probabili reazioni negative di Israele e del Congresso, andò progressivamente stemperandosi di fronte all’emergere di un’idea di scambio. Gli Usa erano favorevoli alla concessione del permesso in cambio della garanzia italiana all’acquisto dei missili Tow e Lance di propria fabbricazione.
Andreotti intuiva le preoccupazioni statunitensi riguardo ad una massiccia vendita di materiale militare ad un paese che, seppur non direttamente coinvolto nel conflitto arabo-israeliano, non risparmiava di manifestare il proprio oltranzismo nei riguardi di Israele. Ma percepiva anche le apprensioni americane riguardo alla possibilità che l’Eni potesse essere costretta ad accettare termini alquanto sfavorevoli nella trattativa con il governo libico e fu abile a giocarle a suo favore. In particolare l’accettazione di una partecipazione libica superiore al 50 per cento, con il pieno controllo da parte del governo libico sulla società, era vista dal Dipartimento di Stato come un precedente assai rischioso per le proprie compagnie.
Giocando con astuzia su questo interesse, a fine aprile, Andreotti mentì spudoratamente al governo statunitense dicendo che le pretese libiche non erano inferiori ad una quota partecipativa del 51 per cento. Allo stesso tempo il presidente del Consiglio, bypassando completamente Aldo Moro, allora ministro degli Esteri, faceva conoscere la disponibilità italiana all’acquisto di entrambi i tipi di missili statunitensi, nonostante – riferiva Andreotti – il parere negativo sulla spesa necessaria per i missili Tow del ministero della Difesa, in cambio dell’autorizzazione alla vendita dell’intero pacchetto richiesto dal governo libico.
Nel frattempo Jucci gestiva le richieste di Gheddafi. Il colonnello italiano, riferendo direttamente al presidente del Consiglio, scavalcò i normali canali diplomatici del ministero degli Esteri, suscitando contrasti con lo stesso Moro. In un appunto del Sid del maggio 1972 si rilevava che il ministro degli Esteri Moro, preso atto tardivamente che il colonnello Jucci aveva avuto incarico di rappresentare la Presidenza del Consiglio per definire gli accordi sulle forniture militari alla Libia, annotava, su un appunto a lui sottoposto sulla vicenda: «Tutto questo è stato fatto senza che ne sapessimo nulla».
Nell’ultimo paragrafo dell’appunto l’estensore concludeva sottolineando che «si intravede in tutta la questione una certa frizione fra presidente del Consiglio e ministro degli Esteri». Il contrasto tra i due sarebbe risultato evidente anche dal fatto che poche settimane più tardi, con la formazione del nuovo governo Andreotti, Moro avrebbe lasciato l’incarico e non avrebbe fatto parte del gabinetto ministeriale.
In realtà il governo italiano, contrariamente a quanto preventivato da Washington, fu in grado di fornire al governo libico i veicoli M-113 già nell’agosto seguente grazie a uno stratagemma di difficile previsione da parte degli americani: tali mezzi infatti, con una mossa spregiudicata, furono direttamente sottratti a reparti dell’esercito, riadattati e riverniciati dalla Oto Melara e poi spediti in Libia.
Su questo caso cominciò ad indagare nel 1984 il sostituto procuratore del tribunale di Roma Maria Cordova. Nella richiesta di rinvio a giudizio vi entrarono i nomi di Andreotti, Tanassi, ministro della Difesa, e una quarantina fra ammiragli e industriali. Per tutti l’accusa fu di violazione degli articoli 826 e 828 del codice civile relativo all’inalienabilità dei beni di proprietà dello Stato. Le richieste di rinvio a giudizio venivano però archiviate per effetto di un decreto ministeriale emanato nel 1986 che affermava chiaramente che «le vendite prendevano l’avvio da considerazioni di politica interna ed internazionale particolarmente pregnanti al momento».
L’Eni firmò con il governo libico un accordo con termini molto vantaggiosi nell’ottobre successivo sulla base della formula Mattei 50%-50%. Alla fine dei conti la soluzione trovata soddisfaceva tutti. Il governo italiano era felice di aver portato a termine la trattativa e di aver effettuato la fornitura nei tempi rapidi richiesti da Gheddafi, dando un grande slancio alle relazioni con Tripoli. I vertici militari italiani si dotavano di nuovi strumenti, come i missili statunitensi, e sostituivano i mezzi della Oto Melara con altri più recenti che sarebbero stati forniti di lì a poco. Gli industriali del settore sembravano aver trovato un nuovo e ricco mercato per le loro produzioni.
Andreotti, moderno Machiavelli, con molta spregiudicatezza e grazie al credito di cui godeva presso gli americani aveva ottenuto ciò che voleva.